Monopoli, gli ultras del Foggia e quell’invasione che ha fermato il derby: tre arresti della Digos
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Redazione Sport
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L’episodio, che a molti è apparso subito come l’ennesima fotografia di un tifo che ha smarrito ogni residuo contatto con lo sport, si è consumato allo stadio “Veneziani” di Monopoli il 19 aprile scorso, al termine di una partita che il Foggia stava perdendo 1-0 e che, di fatto, ne stava segnando il destino sportivo. Solo l’intervento tempestivo delle forze dell’ordine – va detto, senza il quale l’esito sarebbe stato ben più grave – ha impedito un’invasione massiccia del rettangolo di gioco, ma non è bastato a fermare del tutto la furia di alcuni. Perché un gruppo ristretto, ma determinato, è comunque riuscito a varcare il limite del campo, trasformando quegli ultimi secondi di recupero in una corsa contro il tempo per giocatori e steward, con un dipendente dello stadio che è stato colpito prima che la situazione venisse, sia pur faticosamente, ricondotta a un fragile ordine.
La “flagranza differita” come chiave investigativa
La Polizia di Bari, in un lavoro congiunto con la Digos di Foggia, ha messo a punto un’inchiesta che ha portato all’esecuzione di tre arresti in “flagranza differita”, uno strumento normativo che consente di intervenire anche quando l’azione violenta non viene colta sul momento ma può essere ricostruita con certezza attraverso immagini e testimonianze. I tre tifosi rossoneri, di 31, 38 e 44 anni, sono stati rintracciati tra Bari e il capoluogo dauno; a loro vengono contestate, a vario titolo, le accuse di resistenza e violenza nei confronti di incaricati di pubblico servizio, invasione del terreno di gioco durante manifestazioni sportive e lancio di materiale pericoloso – un capitolo, quest’ultimo, che si riferisce ai fumogeni lanciati verso il rettangolo di gioco già nei primi minuti della gara, quando la tensione era solo un brusio di sottofondo destinato a esplodere.
Due momenti di tensione, una partita sospesa
Gli investigatori hanno ricostruito due fasi distinte della violenza: una iniziale, con il lancio di ordigni fumogeni dal settore ospiti, e una decisiva, a pochi minuti dal fischio finale, quando il risultato sfavorevole ha trasformato la contestazione in azione fisica. È lì che il pallone è diventato un dettaglio. Volti coperti, una corsa in campo, giocatori costretti a ripararsi negli spogliatoi per evitare il contatto diretto con quegli stessi tifosi che fino a un’ora prima li avevano incitati. La partita è stata sospesa, poi ripresa – ma solo per completare una formalità, perché il senso della domenica sportiva era già stato spezzato. Quanto accaduto ha avuto conseguenze anche sul piano disciplinare per la società foggiana, che si è vista comminare quattro turni di porte chiuse, una penalizzazione che colpisce chiunque abbia a cuore la squadra ma che nessuno, a questo punto, può dire essere ingiusta.
Sviluppi giudiziari e il peso delle immagini
La documentazione raccolta dalle forze dell’ordine – e si tratta di un materiale che ha retto al vaglio della magistratura – è stata ritenuta sufficiente per procedere con la misura restrittiva, senza che fosse necessario un intervento in flagranza tradizionale. I tre ultras sono stati quindi arrestati in un momento successivo rispetto agli scontri, con la consapevolezza che le loro azioni, seppur avvenute in un contesto di caos collettivo, potevano essere ricondotte a singoli responsabili. Un lavoro certosino, quello della Digos, che ha incrociato filmati delle telecamere di sorveglianza, riprese amatoriali e le dichiarazioni degli steward presenti sul posto. Il derby pugliese, insomma, lascia sul terreno non solo una sconfitta sportiva ma un procedimento penale che, per i tre tifosi foggiani, è solo all’inizio.




