Decreto scuola, latino senza fondi e precari ignorati: tecnici diventano licei
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Redazione Interno
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Il Consiglio dei ministri ha approvato il 24 settembre un decreto-legge con misure urgenti per l'avvio dell'anno scolastico 2026/2027, un provvedimento che il ministro dell'Istruzione Giuseppe Valditara aveva rivendicato da New York come necessario «perché urge intervenire da quest'anno». Al di là del caos sulle norme per gli alunni stranieri, ancora in queste ore soggette a interventi di modifica sulle parti più scivolose, il testo contiene diversi altri aspetti che rischiano di passare in secondo piano e che riguardano il cuore del funzionamento della scuola italiana.
La questione dei precari e degli stipendi
Il decreto ignora le due questioni decisive per chi lavora nella scuola, ovvero i salari e il precariato. La FLC CGIL sottolinea in una nota che non contiene nessuna norma per stabilizzare gli oltre 220 mila precari, né un euro aggiuntivo per le retribuzioni di docenti e ATA. Il sindacato parla di un provvedimento «discriminatorio e propagandistico» e denuncia la scelta di ignorare la carenza di organici e i problemi reali degli istituti.
Nel testo circolante sono previsti 170 milioni di euro che andranno a rafforzare ambiti considerati in sofferenza come le segreterie scolastiche e il corpo ispettivo, insieme alla proroga del ruolo e delle retribuzioni aggiuntive per i docenti tutor e orientatori. Si tratta di risorse destinate a funzioni specifiche, non a un aumento generalizzato delle retribuzioni.
Il latino facoltativo e il nodo delle risorse
Un'ora settimanale facoltativa di latino dal secondo anno delle medie, per un totale di 33 ore l'anno, sarà attivata a partire dal 2027/2028 e affidata a docenti della classe di concorso A-12 in possesso dei requisiti previsti dal testo. L'indicazione era già contenuta nelle Nuove indicazioni nazionali per il primo ciclo, ma ora viene inserita per legge, seppur su base volontaria.
Il limite è che manca un finanziamento dedicato all'ora in più: la sua applicazione dipenderà dall'offerta degli istituti, dalla disponibilità di docenti qualificati e dalle possibilità organizzative delle scuole. Si tratta di un insegnamento che mira a stimolare la logica e a far comprendere più a fondo le fondamenta grammaticali dell'italiano, con un approccio laboratoriale e comparativo piuttosto che uno studio sistematico della grammatica latina.
Istituti tecnici e professionali verso la nuova denominazione
Il provvedimento contiene un articolo dedicato al riordino dell'istruzione tecnica di cui agli artt. 26 e 26 bis del DL n. 144/2022, intervenendo in particolare sull'allegato 2-ter. La FLC CGIL definisce questo intervento «tardivo e molto parziale»: rispetto a quanto era stato annunciato, non ci sono significative modifiche o novità. La principale riguarda il cambio di denominazione degli istituti tecnici e professionali, che si chiameranno licei.
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni, sui suoi social, ha spiegato la scelta parlando di un pregiudizio che «in Italia dura da decenni: chi sceglie un istituto tecnico o professionale fa una scelta di serie B rispetto a chi si iscrive al liceo». Secondo la premier si tratta di «un'ingiustizia verso centinaia di migliaia di ragazzi e i loro insegnanti, e un danno per l'Italia», perché il tessuto produttivo ottiene i risultati che ottiene grazie a chi sa fare: «tecnici, meccatronici, chimici, periti agrari, geometri, cuochi, artigiani, informatici, che sono splendidamente formati».
Buoni libro e ampliamento della platea
Si amplia la platea dei beneficiari dei buoni libro, con ventuno milioni di euro in più nel 2026 per la fornitura gratuita o parzialmente gratuita dei libri di testo e l'innalzamento da 30mila a 40mila euro della soglia di reddito per accedere al contributo. Nello stato di previsione del Ministero dell'interno è istituito un fondo con una dotazione di 20 milioni di euro annui a decorrere dal 2026, da ripartire tra i comuni per l'erogazione di contributi destinati direttamente ai nuclei familiari con ISEE non superiore a 30.000 euro per l'acquisto di libri scolastici, anche digitali, destinati alla scuola secondaria di secondo grado, a condizione che gli stessi non abbiano goduto di altre forme di sostegno per la medesima finalità.
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