Milano, la rivolta dei giovanissimi non è solo teppismo: il nodo demografico dietro i saccheggi
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Redazione Interno
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Le vetrine infrante in corso Vittorio Emanuele, i negozi di telefonia presi d'assalto a pochi passi dal Duomo, i cappucci neri che si muovono a sciami tra i lacrimogeni: le cronache del fine settimana milanese hanno restituito un'immagine che l'Italia non vedeva con questa intensità da tempo.
Gruppi di giovanissimi, in larga parte minorenni, si sono radunati al margine del corteo contro il carovita promosso da Italia in piazza e hanno trasformato la manifestazione in una guerriglia urbana, con oltre duecento fermati e danni stimati in almeno cinquecentomila euro. La reazione istituzionale è stata immediata, con la premier Giorgia Meloni che ha convocato un vertice sulla sicurezza e il sindacato di polizia che ha puntato il dito contro anni di sottovalutazione del fenomeno.
Un profilo sociale composito
Dietro la categoria giornalistica del "maranza" si agita una realtà più sfumata, che la sociologia fatica a rinchiudere in uno schema unico. Flaminio Squazzoni, ordinario di sociologia alla Statale di Milano, ha delineato tre direttrici principali: la presenza massiccia di figli di famiglie immigrate di seconda generazione, l'innesto di ragazzi provenienti da una classe media italiana sempre più erosa, e la provenienza dalle periferie urbane che diventano il teatro dell'assalto al centro città.
A queste componenti si aggiunge un elemento organizzativo che sfugge ai circuiti tradizionali della militanza politica. Non ci sono bandiere, non ci sono sigle: ci sono piattaforme social, gruppi Telegram, dirette video che coordinano spostamenti e fughe in tempo reale.
La frattura transnazionale
Il carattere inedito di quanto accaduto a Milano risiede nella sua dimensione transnazionale, un aspetto che avvicina le piazze lombarde alle banlieue francesi più di quanto una lettura puramente securitaria possa suggerire. Sugli account dei giovanissimi italiani circolano appelli espliciti Oltralpe, e nei cortei milanesi sono risuonati cori in francese come "Tout le monde déteste la police", mentre in Francia i manifestanti intonavano slogan italiani antifascisti.
Non si tratta di una semplice imitazione: il movimento nato a settembre nelle periferie parigine contro il degrado degli edifici scolastici e la penuria di insegnanti si è progressivamente allargato a una mobilitazione europea contro il costo della vita, con presidi permanenti e tende piantate a Madrid, Lisbona e in diverse città italiane.
Il vuoto organizzativo e il bisogno di riconoscimento
La sociologa Ilaria Pitti, docente all'Università di Bologna, ha osservato come nelle piazze siano emerse forme organizzate che rimandano a un'identità generazionale esplicita, il sentirsi parte della Generazione Z, accanto a modalità di aggregazione che prescindono dai collettivi strutturati.
È questo il punto su cui si concentra l'analisi di Squazzoni: la mancanza di affiliazione politica non equivale ad assenza di motivazione politica, ma segnala piuttosto un bisogno profondo di identificazione sociale in ragazzi che vivono come monadi connesse online, prive di radicamento in corpi intermedi. La mobilitazione collettiva, anche nella sua deriva violenta, offre a queste soggettività un'appartenenza che altrove non trovano.
La lettura riduzionista e i suoi limiti
Ridurre l'accaduto a una questione di ordine pubblico o, all'opposto, a una reazione meccanica alla marginalità economica rischia di mancare il bersaglio. Squazzoni ha sottolineato che le condizioni di deprivazione da sole non spiegano mai la violenza collettiva, che resta un processo organizzato e pianificato, mentre le piattaforme digitali hanno abbassato i costi di coordinamento e aggregato gruppi con motivazioni eterogenee, dai ragazzini in cerca di una felpa griffata a chi cerca una comunicazione politica distruttiva.
La natura anonima e fluida dei gruppi, capaci di disperdersi dopo ogni colpo, rende peraltro assai difficile il dialogo con le istituzioni, che pure hanno avviato il percorso per il Daspo urbano nei confronti di diciannove giovani, tra indagati e arrestati.
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