Seixas domina il Giro dei Paesi Baschi, a August l’ultima tappa. Roglic fuori dalla top five
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Redazione Sport
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Non erano necessarie né le luci della ribalta né il fragore di un arrivo in volata per capire, già dai primi giorni di gara, che Paul Seixas avesse qualcosa di diverso. Il diciannovenne francese della Decathlon CMA CGM Team, lo stesso che qualche settimana prima aveva sfiorato l’impresa alle Strade Bianche dietro a un certo Tadej Pogacar, ha chiuso l’edizione 2026 dell’Itzulia – l’ex Giro dei Paesi Baschi – con un margine che, sulla carta, appare persino superiore alle aspettative: 2 minuti e 30 secondi su Florian Lipowitz e 2’33” su Tobias Johannessen. Tre tappe vinte su sei, la maglia di miglior scalatore e quella della classifica giovani: un tris che in territorio basco non si vedeva da tempo. E a restituire la portata del risultato, viene spontaneo ricordare che l’ultimo francese capace di imporsi in una corsa a tappe del World Tour fu Christophe Moreau, al Delfinato del 2007. Diciannove anni sono un’eternità, nel ciclismo che cambia.
L’ultimo giorno, la fuga di Johannessen e il controllo di Seixas
L’ultima frazione, quella che molti attendevano come una passerella, si è invece trasformata in un vero e proprio sussulto tattico. A innescarlo è stato Tobias Johannessen, partito con un distacco di oltre cinque minuti e mezzo dalla maglia gialla e inseritosi nella fuga decisiva di giornata. Il norvegese della Uno-X-Mobility, che alla fine si sarebbe preso la maglia verde della classifica a punti, ha provato a ribaltare la generale con un’azione lunga e veemente, arrivando a rosicchiare più di tre minuti al gruppo dei migliori. Eppure, proprio lì, si è misurata la solidità del giovane Seixas: il francese non ha ceduto un centimetro, ha gestito l’inseguimento senza affanno e ha lasciato che la tappa seguisse il suo corso, senza inutili slanci eroici. Perché a vincere sul traguardo di quella sesta frazione è stato un altro corridore, Andrew August.
August, l’americano che resiste sull’ultima salita
Lo statunitense della INEOS Grenadiers, classe 2005, ha attaccato sull’ultima asperità del percorso e ha trovato la forza per resistere fino al traguardo con un margine di circa venti secondi sui diretti inseguitori. Dietro di lui, a sedici secondi, ha chiuso lo spagnolo Raul Garcia Pierna (Movistar), mentre il podio di tappa è stato completato dall’olandese Frank Van den Broek (Team Picnic PostNL) a 34”. Una top ten dell’ultima frazione che ha visto anche il quarto posto di Gal Glivar (Alpecin-Premier Tech) e, più staccati, i vari Zingle, De Plus e Van Eetvelt. Per August si tratta della prima vittoria assoluta in una corsa World Tour, e l’ha costruita con intelligenza: attaccando al momento giusto, senza sprecare energie in inseguimenti impossibili.
La classifica finale: Lipowitz e Johannessen alle spalle, Roglic fuori dai giochi
La top five della generale racconta una storia di gerarchie chiare e di qualche sorpresa. Paul Seixas (Decathlon CMA CGM Team) ha chiuso in 20 ore 7 minuti e 35 secondi, tallonato da Florian Lipowitz (Red Bull-BORA-hansgrohe) a 2’30” e da Tobias Johannessen (Uno-X-Mobility) a 2’33”. Quarto posto per lo spagnolo Ion Izagirre (Cofidis) a 3’50”, quinto l’altro francese Clement Champoussin (XDS Astana Team) a 4’43”. Nessuna traccia, tra i primi cinque, di Primoz Roglic: lo sloveno, che pure aveva scritto pagine importanti in questa corsa nelle scorse stagioni, ha chiuso fuori dal podio, lontano dai migliori. Un segnale, forse, di un ricambio generazionale che in questo Giro dei Paesi Baschi 2026 è sembrato più evidente che mai. Seixas non ha solo vinto: ha imposto un ritmo, ha controllato gli attacchi e ha messo in fila avversari di ben altra esperienza. Che a diciannove anni si possa già fare tutto questo, è un dato di fatto. Il resto – le eventuali sfide future con Pogacar, Vingegaard o Evenepoel – è cronaca che ancora deve essere scritta.




