Femminicidio di Cinzia Pinna, l'autopsia conferma: tre colpi di pistola al volto

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L'autopsia sul corpo di Cinzia Pinna, la trentatreenne uccisa la notte dell'undici settembre e il cui cadavere è stato rinvenuto solo dopo dodici giorni di ricerche nella tenuta Conca Entosa di Arzasserà, ha stabilito che la donna ha ricevuto tre colpi di pistola al volto, uno dei quali, quello fatale, allo zigomo. Un quarto proiettile l'ha invece solo strisciata. A confermarlo sono i risultati dell'esame, che delinea la dinamica di un omicidio per il quale si è già autoaccusato Emanuele Ragnedda, l'uomo che, dopo averle tolto la vita, ne ha occultato il corpo in un terreno di sua proprietà.

Le dichiarazioni del padre di Ragnedda

Il padre di Ragnedda, Mario, intervenuto pubblicamente, ha parlato delle condizioni del figlio dopo l'arresto, definendolo "distrutto" e "addolorato" per quanto accaduto. L'uomo, il quale si è detto personalmente "responsabile" del gesto del figlio, ha inoltre respinto con decisione l'ipotesi, circolata nelle prime fasi dell'inchiesta, che una terza persona, una donna vicina a Emanuele, possa aver esercitato una qualche influenza determinante sul suo comportamento. "Io non credo assolutamente che questa persona su di lui abbia influito in maniera particolare", ha dichiarato, aggiungendo che il figlio "stava risolvendo qualche suo problema personale" che riguardava principalmente la sfera familiare.

Nessuna giustificazione per il gesto

In un successivo e toccante intervento, il signor Mario ha ribadito il profondo sconforto del figlio, ma ha anche voluto marcare una netta distinzione tra la comprensione del dolore e una sua eventuale giustificazione. "Non giustifico mio figlio", ha affermato con chiarezza, pur continuando a descriverlo, come fa gran parte di chi lo conosce, come "una persona buona e altruista". Riferendo le parole che Ragnedda gli avrebbe confidato durante un colloquio in carcere, il padre ha poi aggiunto che suo figlio "ha avuto paura" e che ricorda la vittima "ogni da quando è accaduto", mentre cerca, invano, di dare una ragione a un gesto che non ne ha.

La ricostruzione dei fatti da parte dell'indagato

Proprio da quell'incontro dietro le sbarre emergerebbe, secondo il racconto paterno, una versione dei fatti che il figlio gli ha consegnato. Emanuele Ragnedda, quella sera, avrebbe dato un passaggio a Cinzia Pinna, la quale gli avrebbe confidato di non avere un posto dove dormire. È in questo frangente, stando a quanto riportato, che l'uomo "deve aver temuto per la propria vita", trovandosi così a dover "decidere se vivere o morire". Una ricostruzione che, sebbene provenga da una parte in causa, fornisce per la prima volta un elemento di contesto a una tragedia che ha sconvolto l'opinione pubblica, mentre gli investigatori continuano il loro lavoro per accertare ogni dettaglio di quella notte.

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