La guerra in Iran danneggia i siti Unesco: dal Golestan alle moschee di Isfahan
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Redazione Esteri
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Il conflitto aperto il 28 febbraio scorso con gli attacchi di Stati Uniti e Israele contro l'Iran non sta producendo soltanto una crisi umanitaria, i cui tratti più atroci sono emersi drammaticamente con l'uccisione di oltre centocinquanta bambine nella scuola di Minab, ma sta anche infliggendo ferite profonde a un patrimonio culturale tra i più antichi e ricchi del pianeta. I bombardamenti, che hanno già preso di mira infrastrutture civili come l'impianto di desalinizzazione di Qeshme e almeno tredici strutture ospedaliere, tra cui il Ghandi di Teheran, si stanno abbattendo con violenza inaudita sul cuore della millenaria civiltà persiana, mettendo a rischio l'integrità di monumenti che avevano sfidato i secoli. L'Unesco, di fronte all'escalation, ha espresso una preoccupazione profonda e ha attivato consultazioni d'emergenza con i rappresentanti degli Stati membri del Consiglio di Cooperazione del Golfo, nel tentativo di arginare una distruzione che appare ormai sistematica.
Un museo a cielo aperto preso di mira
L'Iran, con i suoi ventinove siti iscritti nella lista del Patrimonio dell'Umanità, rappresenta il nono paese al mondo per concentrazione di beni culturali protetti, una eredità che si dipana lungo oltre due millenni di storia. Eppure, proprio questa ricchezza sembra essersi trasformata in un bersaglio. Le onde d'urto delle esplosioni, gli incendi e i detriti sollevati dai raid stanno provocando danni gravissimi a strutture antiche, come nel caso del palazzo Chehel Sotoun a Isfahan, le cui delicate decorazioni in piastrelle smaltate e i mosaici di specchi non hanno retto alla violenza delle esplosioni ravvicinate. L'Unesco ha già verificato lesioni in diversi siti, inclusi lo storico Palazzo Golestan a Teheran, la moschea del Venerdì di Isfahan e aree limitrofe ai siti preistorici della valle di Khorramabad, confermando che le convenzioni internazionali, a cominciare dalla Convenzione dell'Aia del 1954 per la protezione dei beni culturali in caso di conflitto armato, vengono sistematicamente violate.
La memoria collettiva in frantumi
Ciò che sta andando distrutto, sotto i colpi dell'artiglieria moderna, non è solo pietra o architettura, ma la memoria collettiva di un popolo. Il governatore di Isfahan, Mehdi Jamalinejad, ha denunciato con amarezza come i simboli più antichi della civiltà mondiale vengano presi di mira dalle armi più sofisticate, un paradosso che suona come una dichiarazione di guerra alla storia stessa. Gli esperti di tutela del patrimonio iraniani hanno lanciato allarmi ripetuti: se da un lato si contano già danni ingenti alla sala degli specchi del Golestan, con soffitti ornamentali andati perduti e parti esterne gravemente compromesse, dall'altro cresce la paura per le ventinove gemme architettoniche sparse sul territorio, dai giardini persiani alle antiche capitali imperiali, che oggi si ritrovano sulla linea del fronte. Il governo di Teheran, attraverso il vice ministro per il Patrimonio culturale, Ali Darabi, ha sollecitato l'Unesco a un intervento straordinario, fornendo le coordinate precise di tutti i siti protetti nella speranza che possano essere risparmiati, ma i fatti dimostrano che la geografia della distruzione segue logiche diverse.
Il conto sale: oltre cinquanta siti danneggiati
Il bilancio fornito dalle autorità iraniane parla di almeno cinquantasei musei e siti storici danneggiati dall'inizio delle ostilità, con la provincia di Teheran a registrare il numero più alto di monumenti colpiti, diciannove in totale. Nella sola piazza Naqsh-e Jahan di Isfahan, capolavoro del XVII secolo circondato da moschee e palazzi, i contraccolpi delle esplosioni hanno lasciato il segno, mentre a Bushehr, città portuale sul Golfo, diverse abitazioni secolari nel distretto storico di Siraf sono state centrate in pieno. L'elenco si allunga ogni giorno che passa, e con esso la consapevolezza che la guerra in Medio Oriente non sta cancellando solo il presente, ma sta strappando, una dopo l'altra, le pagine di un libro di storia scritto nei millenni, un danno che l'intera umanità sarà chiamata a piangere.




