The Italian Sea Group, nel cda si dimettono in tre: Menchelli, Carniani e Tadini contestano l'ad Costantino
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Economia
-
Acque tutt’altro che tranquille per The Italian Sea Group, il cantiere navale di Marina di Carrara che controlla marchi prestigiosi come Admiral, Tecnomar, Perini Navi e Picchiotti. Tra giovedì 26 e venerdì 27 febbraio, il consiglio di amministrazione della società quotata su Euronext Milan ha subito tre scossoni violenti, con altrettante dimissioni che arrivano in un momento di già evidente difficoltà finanziaria e operativa per il gruppo, reduce da un profit warning legato a extra budget non preventivati su molte commesse e da un crollo verticale del Titolo in Borsa che, negli ultimi dodici mesi, ha polverizzato oltre il settanta per cento del suo valore. La prima ondata di addii, comunicata nella giornata di venerdì, ha visto lasciare il presidente Filippo Menchelli e il vicepresidente Marco Carniani, il quale ricopriva anche il ruolo cruciale di dirigente preposto alla redazione dei documenti contabili societari: entrambi hanno rassegnato le proprie dimissioni con effetto immediato, dichiarando di farlo anche a tutela della propria onorabilità e professionalità, e annunciando contestualmente una contestazione formale e integrale di quanto riferito dall’amministratore delegato Giovanni Costantino nel corso del cda del 18 febbraio scorso, specialmente in relazione all’informativa fornita sulla situazione finanziaria della società.
La rottura e le accuse incrociate sulla gestione
Il nodo della discordia, a quanto emerge dalle lettere di dimissioni, risiederebbe nella ricostruzione dei fatti operata da Costantino durante quella riunione consiliare, una ricostruzione che Menchelli e Carniani giudicano non veritiera e che li ha spinti a preannunciare una verifica autonoma sulla correttezza della gestione aziendale negli ultimi anni, con tanto di riserva di rendere pubbliche le proprie conclusioni una volta completate le indagini private che intendono condurre. Carniani, in particolare, ha voluto specificare che le sue dimissioni dal ruolo di responsabile dei documenti contabili sono avvenute per giusta causa, un dettaglio non secondario che aggiunge ulteriore pesantezza alle sue contestazioni. Di fronte a questa bufera, il consiglio, riunitosi d'urgenza venerdì, ha deliberato all’unanimità di eleggere lo stesso Giovanni Costantino come nuovo presidente, andando così a concentrare nelle sue mani ancor più potere, unendo il ruolo di primo azionista e amministratore delegato a quello di vertice dell’organo di amministrazione.
La reazione della società non si è fatta attendere, ed è stata di netta chiusura: The Italian Sea Group, tramite una nota ufficiale, ha preso atto delle motivazioni dei due dimissionari ma ha tenuto a precisare che le considera integralmente infondate e non rispondenti al vero, annunciando al contempo un puntuale accertamento dei fatti e riservandosi di adottare tutte le iniziative necessarie a tutela degli interessi societari e degli azionisti, in un clima che si preannuncia di aspra conflittualità legale e giudiziaria. Ma la scia di dimissioni non si è fermata qui: nella tarda serata di venerdì, un’altra nota è stata diramata per comunicare che anche Laura Angela Tadini, membro del consiglio e componente dei comitati Controllo Rischi e Sostenibilità e Nomine e Remunerazioni, aveva rassegnato il proprio mandato con efficacia immediata.
L’uscita di Tadini e il fronte lavoratori
Il caso di Tadini appare però diverso e, per certi versi, ancor più emblematico delle spaccature interne: la consigliera, pur dichiarando di condividere la necessità di affrontare con determinazione le difficoltà che l’azienda sta attraversando, ha motivato la sua rinuncia con una divergenza di vedute con il resto del board proprio sulle modalità operative per gestire la crisi. Il punto di rottura, nello specifico, è stata la nomina del nuovo datore di lavoro in sostituzione del dimissionario Menchelli, una mossa alla quale Tadini si è detta contraria, non essendo stato possibile trovare una mediazione, e che ha portato alla conclusione che non sussistessero più i presupposti per un proficuo prosieguo dell'incarico. Le tensioni al vertice si sommano, inoltre, a un quadro già complesso dal punto di vista operativo e sociale: nei giorni scorsi, i lavoratori del cantiere avevano già proclamato uno stato di agitazione, osservando due ore di sciopero per protestare contro ritardi nei pagamenti delle retribuzioni e difficoltà che si trascinano da mesi, con preoccupazioni crescenti per la tenuta dell’indotto e per il futuro occupazionale dello stabilimento, tanto che per il prossimo 3 marzo è già stato calendarizzato un incontro tra i sindacati e la dirigenza per discutere della situazione.
La reazione del mercato è stata immediata e spietata: il titolo The Italian Sea Group, che già aveva subito perdite pesantissime nelle settimane precedenti, ha chiuso la seduta di venerdì in caduta libera a 2,02 euro, segnando un -8,39% e portando il rendimento complessivo da inizio anno a un drammatico -50,25%. I riflettori, ora, restano puntati sulle prossime mosse di Costantino, che si trova a dover gestire non solo una crisi finanziaria e produttiva, ma anche una vera e propria rivolta di palazzo, con ex membri del cda pronti a vederci chiaro sulla gestione passata e a rendere note le loro conclusioni, in una battaglia che si preannuncia destinata a lasciare il segno nel panorama della nautica di lusso italiana.




