Agguato al bus del Pistoia, Pellecchia ammette: "Ho lanciato una pietra"
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Nel corso di un interrogatorio con il pm Lorenzo Francia, Kevin Pellecchia, il ventenne fermato insieme ad altri due ultrà della Sebastiani basket Rieti per l’agguato del 19 ottobre scorso che causò la morte dell’autista Raffaele Marianella, ha confermato la propria partecipazione all’azione violenta. L’imputato, come richiesto dal suo legale, l’avvocato Andrea Vella, ha fornito una ricostruzione dettagliata degli eventi, assumendosi la responsabilità di aver scagliato un sasso contro il pullman che trasportava i tifosi del Pistoia Basket; non ha potuto, del resto, escludere che il proiettile da lui lanciato sia stato proprio quello che, tra i tanti, ha infranto il parabrezza colpendo mortalmente Marianella. La sua deposizione, che si inserisce in un procedimento giudiziario di grande delicatezza, rappresenta un elemento di notevole peso, poiché va a comporre un quadro più definito della dinamica, sebbene molti aspetti restino ancora da chiarire.
La ricostruzione dell'imputato e gli altri partecipanti
Pellecchia, durante il colloquio con il magistrato, non si è limitato a confermare il proprio gesto, ma ha anche rivelato che all’agguato, avvenuto nei pressi dello svincolo della Rieti-Terni a Contigliano, presero parte molte più persone rispetto ai tre già arrestati. Le sue dichiarazioni, che confermerebbero quanto emerso dalle indagini della Polizia – le quali avevano stimato in una decina i soggetti presenti quella sera –, forniscono agli inquirenti ulteriori elementi per valutare il ruolo di altri ultrà al momento non indagati. Alcuni di costoro, come è noto, furono sottoposti al prelievo del Dna già nella notte dell’accaduto, una misura che appare ora ancor più significativa alla luce di quanto dichiarato dall’arrestato.
L'evoluzione delle indagini dopo le ammissioni
Le ammissioni di Pellecchia, il quale ha parlato di una partecipazione allargata all’assalto, pongono le autorità giudiziarie di fronte a uno scenario più complesso di quanto inizialmente delineato. Se da un lato, infatti, il giovane ha esplicitamente confermato di essere stato tra coloro che lanciarono oggetti contundenti, dall’altro la sua testimonianza allarga il perimetro dell’inchiesta, suggerendo che il coinvolgimento di ulteriori individui, i cui nomi circolano da tempo nelle aule degli inquirenti, potrebbe essere più diretto di quanto si ritenesse. La sua collaborazione, sebbene circoscritta alla propria posizione, offre dunque nuovi spunti investigativi su cui la procura è chiamata a indagare.
Il contesto giudiziario e le prospettive immediate
La morte di Raffaele Marianella, che ha scosso profondamente l’opinione pubblica per la sua brutalità e le circostanze in cui è maturata, rimane al centro di un procedimento che cerca di accertare le responsabilità penali di ciascuno. Le parole di Pellecchia, se da un canto costituiscono un atto di assunzione di responsabilità per quanto lo concerne personalmente, dall’altro gettano una luce nuova sull’intera vicenda, indicando la possibile esistenza di una regia collettiva e di una pianificazione che andrebbe oltre i tre fermati. L’inchiesta, che prosegue senza sosta, dovrà ora verificare la fondatezza di queste indicazioni e accertare la catena di eventi che condusse alla tragedia.




