Sal Da Vinci e quel tormentone finito nel tritacarne del referendum
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Che la settanta-seiesima edizione del Festival di Sanremo, quella vinta da Sal Da Vinci con Per sempre sì, sarebbe finita per intersecarsi con la campagna referendaria sulla giustizia, era forse un rischio calcolabile sin dalle prime battute. Il Titolo del brano, una dichiarazione d’amore eterno e partenopea, si prestava con fin troppa disinvoltura a diventare lo slogan involontario di una delle due fazioni, e la politica, si sa, difficilmente lascia cadere certe coincidenze. La premier Giorgia Meloni, del resto, non ha perso tempo: secondo quanto ricostruito da più fonti e riportato da la Repubblica, ci sarebbe stata una telefonata del presidente del Consiglio al cantante, una chiamata in cui ai dovuti complimenti per il successo all’Ariston sarebbe seguita una battuta – se così vogliamo chiamarla – quantomeno rivelatrice: “La tua ‘Per sempre sì’ è pure un regalo per il referendum”. Un’osservazione, quella della presidente, che ha immediatamente fatto scattare l’allarme in ambienti politici e giornalistici, trasformando di fatto una melodia pop in un potenziale jingle elettorale per il “Sì” voluto da Fratelli d’Italia.
L’ironia (mancata) del procuratore e la bufala social
Se l’esecutivo tentava di giocare d’anticipo sul fronte della comunicazione pop, dall’altra parte dello schieramento è però arrivata una gaffe che rischia di passare agli annali della disinformazione referendaria. Nicola Gratteri, procuratore di Napoli e figura di spicco del fronte del “No”, è stato ospite di Massimo Gramellini a In altre parole su La7, e lì, con la disinvoltura di chi pensa di condividere una confidenza, ha commesso un passo falso. Sollecitato da una domanda sul vincitore di Sanremo e sul titolo della sua canzone, il magistrato ha risposto con sicurezza: “Però lui ha detto che voterà No”. Il problema, però, è che Sal Da Vinci non ha mai dichiarato nulla del genere. Quella del cantante era una posizione inventata di sana pianta, una fake news che circolava da giorni sul web, partita probabilmente da una pagina social dai toni ironici come quella dei “Socialisti Gaudenti” e che ritraeva l’artista con una citazione falsa.
La smentita del cantante e il silenzio in diretta
La replica del diretto interessato non si era fatta attendere già nei giorni scorsi, quando Sal Da Vinci, interpellato dai cronisti all’indomani della vittoria, aveva tagliato corto: “Non ho mai dichiarato nulla su questo argomento, non mi sono mai esposto da questo punto di vista, è una fake news”. Un’affermazione chiara, cristallina, che però non ha evitato che il procuratore Gratteri la ignorasse in televisione. Quel che più lascia perplessi, al netto della buona fede del magistrato o della sua volontà di fare dell’ironia – lui stesso si è poi difeso dicendo che era “una battuta” in un clima disteso – è che né lui né il conduttore abbiano ritenuto opportuno specificare in diretta che si trattava di una notizia priva di fondamento. E così, come ha prontamente denunciato il Comitato per il “Sì Riforma” in un video pubblicato sui social, centinaia di migliaia di telespettatori sono rimasti con l’impressione – falsa – che il vincitore di Sanremo appoggiasse il fronte del “No”.
Il tormentone nelle casse dei comizi
Mentre Gratteri tentava di smussare gli angoli spiegando a Repubblica che si era trattato di uno scherzo, nel centrodestra si ragionava già su come sfruttare al meglio il fortunato tormentone. Il ministro Francesco Lollobrigida, d’altronde, aveva già iniziato a seminare il motivetto sotto qualche post social, e l’idea di utilizzare Per sempre sì come colonna sonora dei prossimi comizi – a partire da quello milanese al Teatro Parenti – iniziava a prendere forma. L’obiettivo, nemmeno troppo velato, è quello di provare a raddrizzare le sorti di una consultazione che in regioni come la Campania vede il “No” in testa, giocando la carta della leggerezza e della riconoscibilità di un motivo che ormai fischiettano tutti. Sal Da Vinci, da parte sua, osserva la bufera da lontano, forte del suo “no comment” e della posizione neutrale ribadita più volte, ma il fatto che la sua canzone rischi di diventare un simbolo politico suo malgrado è ormai un dato di fatto.




