Hantavirus, il primo volo con i rimpatriati atterra a Madrid mentre Bassetti accusa: “Errori gravi”

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Redazione Salute Redazione Salute   -   È atterrato nella capitale spagnola il primo volo dedicato all’evacuazione dei cittadini europei bloccati a bordo della nave da crociera Hondius, quella stessa imbarcazione – battente bandiera olandese – che nelle scorse settimane si è trasformata in un inaspettato focolaio di hantavirus. A bordo del velivolo, quattordici spagnoli, tutti risultati al momento asintomatici, che una volta toccato il suolo sono stati immediatamente trasferiti in una struttura ospedaliera militare per essere sottoposti ai controlli clinici del caso. L’intera operazione, che coinvolge diversi Paesi europei (e non solo), prosegue senza sosta in un contesto di massima allerta sanitaria, sebbene l’Organizzazione mondiale della sanità, attraverso la voce del suo direttore generale, abbia più volte ribadito – nel tentativo di arginare eventuali derive di panico – che il rischio attuale per la popolazione generale rimane comunque basso e che la situazione non ha nulla a che vedere con la pandemia da Covid-19.

La nave fantasma e lo sbarco a Tenerife

L’arrivo del volo a Madrid fa da contraltare a quanto accaduto poche ore prima nel porto di Tenerife, dove l’Hondius – che trasportava oltre centoquaranta persone tra passeggeri e membri dell’equipaggio – ha gettato le ancore all’alba, attivando immediatamente il piano sanitario d’emergenza predisposto dalle autorità spagnole. La nave, partita da Ushuaia (in Argentina) il primo aprile, aveva già lasciato dietro di sé una scia di vittime: tre i decessi accertati, oltre a diversi contagi che hanno allarmato i sistemi sanitari di mezzo mondo. Mentre i rimpatri procedono sotto il coordinamento internazionale dell’Oms, un’altra operazione dimostra la drammaticità logistica della vicenda: paracadutisti britannici sono stati lanciati sull’isola di Tristan da Cunha, la più remota del pianeta, per soccorrere un cittadino del Regno Unito finito nell’occhio del ciclone epidemiologico. Un’incursione aerea, quella dei militari di Sua Maestà, resa necessaria dall’assenza di piste di atterraggio su quel lembo di terra sperduto nell’Atlantico.

L’allarme di Bassetti e il caso dello youtuber

Se la macchina dei soccorsi sembra funzionare, non mancano le polemiche sulla gestione della fase acuta dell’emergenza, sollevate in particolar modo dal professor Matteo Bassetti, infettivologo di chiara fama. Secondo Bassetti – che ha parlato esplicitamente di “errori gravi” commessi a bordo e, a quanto pare, anche fuori – la condotta di alcuni passeggeri dopo lo sbarco sarebbe quantomeno avventata. Lo youtuber turco Ruhi Cenet, sceso dalla Hondius circa quindici giorni fa (per la precisione il 24 aprile), avrebbe infatti preso parte a un matrimonio affollato a Istanbul subito dopo il rientro in patria, prima ancora che il focolaio fosse ufficialmente dichiarato dall’Oms. Un comportamento che, agli occhi del clinico, rappresenta l’ennesimo episodio di leggerezza in una catena di contagio che coinvolge ormai dozzine di persone sparse per il globo. Cenet, dal canto suo, si è difeso sostenendo di non aver ricevuto indicazioni precise riguardo a una quarantena obbligatoria e di essersi comunque isolato volontariamente non appena appresa la reale pericolosità del virus.

Un virus letale e le sue implicazioni

L’hantavirus, nella sua variante “Andes”, non è un patogeno qualunque: diversamente da altre forme di questa famiglia virale, quella che sta seminando il panico tra i passeggeri della crociera è trasmessa dai roditori, ma può eccezionalmente passare da uomo a uomo attraverso il contatto stretto con i fluidi di un malato. Una caratteristica che la rende particolarmente insidiosa in un ambiente chiuso come quello di una nave, dove gli spazi sono ridotti e la promiscuità inevitabile. Il Centro per il Controllo e la Prevenzione delle Malattie (CDC) statunitense ha ricordato come il tasso di mortalità per questa sindrome polmonare possa toccare punte del 38% nei casi gravi, un dato che giustifica la mobilitazione generale in atto nei porti spagnoli e nelle strutture sanitarie internazionali. I cittadini statunitensi presenti sulla nave, dopo lo sbarco a Tenerife, sono stati traghettati verso una struttura specializzata in Nebraska, mentre altri governi – come quelli della Gran Bretagna e dei Paesi Bassi – hanno organizzato voli charter dedicati per garantire la sorveglianza medica dei propri connazionali.

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