Il duello infinito: Evenepoel salta la Freccia, la Liegi diventa il campo di battaglia
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Redazione Sport
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Non sarà al via domani, e già questo basta a spostare gli equilibri del Trittico delle Ardenne. Remco Evenepoel, fresco di vittoria all’Amstel Gold Race, ha infatti deciso di rinunciare alla Freccia Vallone, optando per una preparazione mirata in vista dell’appuntamento clou di domenica: la Liegi-Bastogne-Liegi. Una scelta, questa, che il campione belga della Red Bull-Bora-hansgrohe ha maturato insieme al team, valutando le energie spese nella vittoria in volata su Skjelmose e la necessità di presentarsi al via della “Doyenne” in condizioni ottimali per affrontare l’eterno rivale Tadej Pogacar. L’azzardo tattico, insomma, è servito: sacrificare la seconda fatica delle Ardenne per puntare dritto al Monumento, dove il duello con lo sloveno della UAE-Emirates – che ha vinto tre delle ultime cinque edizioni – si preannuncia come l’evento di fine primavera.
Freccia senza padrone, Seixas e i francesi pronti all’assalto
Se la scelta di Evenepoel rientra in una logica di risparmio energetico, la rinuncia di Pogacar – già comunicata nei giorni scorsi – trasforma l’edizione 2026 della Freccia Vallone in una competizione dal pronostico apertissimo. Il Muro di Huy, quelle rampe micidiali con punte al 26%, resterà l’ago della bilancia, ma per la prima volta dopo anni non avrà un dominatore annunciato a scalarlo per primo. L’attenzione si sposta così sui giovani, a partire dal francese Paul Seixas. Il talento diciannovenne, reduce dalla vittoria al Giro dei Paesi Baschi e da un secondo posto alla Strade Bianche (dietro al solo Pogacar), sembra possedere la leggerezza e l’esplosività necessarie per interpretare al meglio la salita finale. Con lui, la pattuglia transalpina schiera altri specialisti del calibro di Kévin Vauquelin – due volte secondo nelle ultime edizioni – e Benoît Cosnefroy, sempre pericoloso quando la strada si impenna. Per l’Italia, in una corsa che storicamente ci ha visti grandi protagonisti con Argentin e Rebellin, le speranze sono affidate a un gruppetto di una quindicina di atleti, tra cui spiccano Christian Scaroni e Andrea Vendrame, chiamati a inserirsi in una corsa che, senza un dominatore, potrebbe regalare sorprese tattiche.
Femminile: Vollering cerca il riscatto, l’Italia punta sulle ruoteiste
La regola dell’equilibrio assoluto sembra continuare a regnare sovrana anche nel settore femminile, dove domani si disputerà la ventinovesima edizione della corsa. Sulla distanza di 148,2 chilometri, con partenza e arrivo da Huy, il plotone femminile affronterà un percorso che include nove asperità, replicando due volte il circuito finale che porta al Muro. In assenza di una favorita schiacciante, i riflettori sono puntati su Demi Vollering (FDJ-Suez). L’olandese, vincitrice nel 2023, cerca la rivincita dopo i secondi posti delle ultime due edizioni, dove è stata battuta rispettivamente da Niewiadoma e Pieterse. Proprio Puck Pieterse, detentrice del Titolo, proverà a difendere il primato, ma l’Italia non intende restare a guardare. Sara la marchigiana Silvia Trinca Colonel, alfiere del movimento azzurro, la principale candidata a stupire, affiancata dalle esperte Erica Magnaldi e Soraya Paladin. L’obiettivo è interrompere il digiuno che dura dalla vittoria di Marta Cavalli nel 2022, sfruttando la selettività di un Muro di Huy che non perdona gli errori di tempismo.
La geometria del Mur de Huy, variabili e incognite
La Freccia Vallone 2026 si disputerà mercoledì 22 aprile, seconda classica del Trittico delle Ardenne che funge da ideale spartiacque tra le volate dell’Amstel e la durezza della Liegi. Il percorso maschile, ormai rodato, si snoda per duecento chilometri esatti da Herstal al celeberrimo Muro di Huy, l’emblema di questo appuntamento belga. Il gruppo dovrà affrontare undici salite, con il finale che prevede la triplice ascesa alle côte di Ereffe e Cherave prima dello strappo decisivo. Una pendenza media del 10% per 1.300 metri, che diventa una corsa contro il tempo e contro la gravità, dove i giochi si chiudono in poco più di due minuti. Con Evenepoel fuori, Pogacar assente e Van der Poel o Van Aert impegnati altrove, la volata in salita di Huy si tinge di nuovi colori, offrendo a nomi come Mattias Skjelmose, Lenny Martinez e il sorprendente Jorgen Nordhagen l’opportunità di scrivere il proprio nome su un albo d’oro che annovera i più grandi di sempre.




