L’Iran tend la main a Washington ma pone le sue condizioni per un accordo sul nucleare
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Redazione Esteri
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Il vice ministro degli Esteri iraniano, Majid Takht-Ravanchi, in un’intervista rilasciata alla Bbc nella capitale Teheran, ha delineato la posizione della Repubblica islamica in vista del secondo round di negoziati indiretti con gli Stati Uniti, previsto per martedì a Ginevra. La dichiarazione, ripresa dalle principali agenzie di stampa internazionali, rappresenta un’apertura condizionata, un segnale che Teheran è disposta a discutere concessioni significative sul proprio programma nucleare, ma solo a fronte di un gesto concreto da parte dell’amministrazione Trump. La disponibilità a scendere a compromessi, stando alle parole del diplomatico, si tradurrebbe nella volontà di diluire le scorte di uranio arricchito fino al 60%, un livello di purezza che, per i suoi standard, è prossimo a quello considerato per uso bellico. L’offerta, va sottolineato, non è incondizionata: il governo di Teheran chiede in cambio l’apertura di un tavolo che discuta seriamente la revoca delle sanzioni economiche che da anni gravano sul paese.
Il negoziato possibile e le linee rosse che Teheran non intende superare
Nel merito delle trattative, Takht-Ravanchi ha chiarito come la palla, per usare una sua metafora, sia ora saldamente nel campo americano: spetta a Washington dimostrare la propria sincerità nell’approccio diplomatico. “Se loro sono sinceri”, ha affermato il vice ministro, “sono sicuro che saremo sulla strada giusta per raggiungere un accordo”. Un’affermazione, questa, che getta luce sull’atteggiamento attendista ma vigile della delegazione iraniana, reduce da un primo incontro in Oman valutato come “più o meno positivo” sebbene sia “troppo presto per giudicare”. La precedente esperienza negoziale, va ricordato, si era conclusa bruscamente con il ritiro unilaterale degli Stati Uniti dall’accordo del 2015, un fatto che ancora oggi pesa come un macigno sulla fiducia reciproca. Tuttavia, l’offerta di diluire l’uranio non è l’unico segnale di flessibilità; si parla anche della possibilità, ventilata da alcune fonti, di un congelamento temporaneo dell’arricchimento, una misura che andrebbe incontro alle richieste occidentali.
L’intransigenza sul programma missilistico e la dimensione regionale della trattativa
Se sul fronte nucleare si intravedono spiragli di manovra, su altri capitoli la posizione di Teheran appare granitica. Takht-Ravanchi è stato categorico nell’escludere qualsiasi discussione che tocchi il programma missilistico balistico, definito una componente essenziale e non negoziabile della capacità difensiva nazionale. “Quando siamo stati attaccati da israeliani e americani”, ha dichiarato riferendosi agli scontri dello scorso anno, “i nostri missili sono venuti in nostro soccorso”. Un concetto, questo, ribadito con forza per sottolineare come la difesa del paese non possa essere oggetto di contrattazione. La richiesta, avanzata più volte da Israele e da alcuni alleati regionali degli Stati Uniti, di includere il programma missilistico in un accordo più ampio sembra dunque destinata a rimanere inascoltata. E su questo punto, il diplomatico iraniano ha voluto essere estremamente chiaro: la comprensione da parte americana che per fare un accordo ci si debba concentrare esclusivamente sul dossier nucleare sarebbe un passo avanti fondamentale.
L’arresto di un attivista e il clima interno alla vigilia del negoziato di Ginevra
Mentre la diplomazia internazionale si prepara all’incontro di Ginevra, all’ombra dei negoziati si consumano fatti di cronaca interna che delineano un quadro complesso. Il quotidiano riformista Shargh ha reso noto l’arresto, avvenuto nella sua abitazione a Teheran, del noto attivista politico Ghorban Behzadian-Nejad. La sua detenzione, secondo quanto riportato, sarebbe legata alla firma di un manifesto critico nei confronti della Repubblica islamica, un testo apparso all’indomani della dura repressione delle proteste antigovernative dello scorso gennaio. Un episodio, questo, che riporta l’attenzione sulle tensioni interne al paese, dove il dibattito politico e la società civile continuano a muoversi in uno spazio strettamente sorvegliato. Un dualismo, quello tra aperture internazionali e chiusure domestiche, che da sempre caratterizza le fasi cruciali della vita della Repubblica islamica, mentre i suoi rappresentanti siedono al tavolo con le potenze mondiali.
Description: L'Iran si dice pronto a diluire l'uranio arricchito, ma per un accordo chiede a Trump di discutere la revoca delle sanzioni.




