Zuckerberg in aula, scuse per il filtro di Instagram sui minori di 13 anni

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il fondatore e amministratore delegato di Meta, Mark Zuckerberg, si è presentato mercoledì davanti alla Corte Superiore di Los Angeles per testimoniare in un processo che potrebbe segnare uno spartiacque nel rapporto tra i giganti del web e la tutela dei minori. Citato in giudizio da una ventenne californiana, la cui identità è stata protetta con le iniziali KGM, Zuckerberg ha dovuto rispondere delle accuse mosse alla sua azienda, e in particolare al social network Instagram, di aver deliberatamente progettato piattaforme digitali capaci di creare dipendenza nei più giovani, con conseguenti danni alla loro salute mentale -1-2. Nel corso dell'interrogatorio, condotto dall'avvocato della giovane Mark Lanier, è emerso un nodo cruciale, quello relativo ai sistemi di verifica dell'età, e il numero uno di Meta è stato costretto ad ammettere pubblicamente un fallimento: il filtro predisposto per bloccare l'accesso agli under 13, a quanto pare, non ha funzionato come avrebbe dovuto. Le scuse, formulate direttamente in aula, rappresentano un momento di responsabilità, sebbene circoscritto a un aspetto specifico della più ampia inchiesta.

Il nodo della verifica dell'età e le rivelazioni sui minori nascosti

La questione sollevata dall'accusa verteva sulla reale efficacia delle barriere messe in atto da Meta per impedire l'iscrizione ai bambini al di sotto dell'età minima consentita. L'avvocato Lanier ha evidenziato come la sua assistita, Kaley, avesse iniziato a utilizzare Instagram all'età di appena nove anni, ben al di sotto della soglia limite, e ha contrapposto questa evidenza alle rassicurazioni pubbliche dell'azienda -3. La strategia difensiva di Zuckerberg, che pure ha riconosciuto l'esistenza di un "numero significativo di persone che mentono sulla propria età", si è scontrata con la produzione di documenti interni piuttosto imbarazzanti -7. È stato mostrato alla giuria un report del 2015 dal quale si evinceva che, già allora, si stimava la presenza sulla piattaforma di oltre quattro milioni di utenti al di sotto dei tredici anni, una cifra che all'epoca rappresentava niente meno che il trenta per cento di tutti i ragazzi americani tra i dieci e i dodici anni -3. A rendere ancora più spinosa la posizione di Meta, è emerso che fino al dicembre del 2019, anno in cui Kaley era già attiva sulla piattaforma, Instagram non richiedeva neppure una data di nascita in fase di registrazione, limitandosi a una semplice auto-certificazione da parte dell'utente -3.

La difesa sugli obiettivi aziendali e le smentite dei documenti

L'interrogatorio si è poi spostato su un altro fronte caldo, quello relativo alle metriche utilizzate dal colosso di Menlo Park per valutare il successo delle proprie piattaforme. Lanier ha cercato di dimostrare come, contrariamente a quanto dichiarato da Zuckerberg in passate audizioni congressuali, l'azienda avesse di fatto perseguito politiche mirate ad aumentare il tempo speso dagli utenti sulle app, un indicatore che l'accusa ritiene sinonimo di progettazione volta a creare dipendenza. Il CEO di Meta ha dovuto difendersi dall'accusa di aver fornito dichiarazioni non veritiere al Congresso, ribadendo con forza: "Se sta cercando di dire che la mia testimonianza non era accurata, devo dissentire fermamente" -5. Tuttavia, la sua posizione è apparsa meno granitica quando l'avvocato ha mostrato alla corte vecchie email del 2014 e 2015 in cui lo stesso Zuckerberg delineava piani triennali che includevano obiettivi chiari come "Tempo: +10% per Instagram" -3-5. Nel tentativo di smontare l'accusa, Zuckerberg ha spiegato che, sebbene in passato l'azienda utilizzasse tali parametri, la strategia è stata successivamente modificata per concentrarsi sul concetto di "utilità e valore", partendo dal presupposto che "se qualcosa è valido, le persone lo useranno di più" -1-3.

I filtri estetici e la difficile ricerca di un equilibrio

L'attenzione della corte si è concentrata anche su uno degli aspetti più discussi dell'ecosistema Instagram, i filtri di bellezza che alterano i tratti del volto. Già il responsabile di Instagram Adam Mosseri, chiamato a testimoniare nei giorni precedenti, era stato interrogato sulla decisione di mantenere attive queste funzioni nonostante le critiche e le preoccupazioni espresse da numerosi esperti e dagli stessi dipendenti dell'azienda -8. La linea difensiva di Meta, ribadita anche da Zuckerberg, è che la scelta di permettere l'uso di questi filtri, dopo una temporanea sospensione, sia stata dettata dalla volontà di sostenere la libertà di espressione degli utenti, pur con la precisazione che "non dovremmo crearli noi stessi o raccomandarli" -7-10. Un equilibrio, questo, che appare quanto mai precario, considerando che documenti interni mostravano come alcuni dirigenti avessero spinto per il loro ripristino al fine di non perdere terreno nella competizione con TikTok, un social network allora in forte ascesa -8.

Un caso che fa da apripista a migliaia di azioni legali

Questa causa, intentata da Kaley e sostenuta dal Social Media Victims Law Center, rappresenta il primo procedimento a giungere alla fase dibattimentale tra le oltre mille e cinquecento azioni legali similari accumulate nei tribunali americani contro le grandi piattaforme social -3-4. La posta in gioco, per Meta e per l'altra imputata Google con il suo YouTube, è altissima: una condanna potrebbe aprire le porte a un contenzioso massiccio e potenzialmente costosissimo, simile per certi versi a quello che negli anni Novanta coinvolse le grandi aziende del tabacco -7. L'accusa dipinge il ritratto di un'azienda che, pur consapevole dei rischi per i più giovani – come dimostrerebbero studi interni sulle correlazioni tra uso intensivo di Instagram e disturbi alimentari o percezione negativa del proprio – avrebbe continuato a spingere su funzionalità capaci di tenere incollati allo schermo i propri utenti -9. La difesa, dal canto suo, ha cercato di spostare il focus sulle difficoltà personali e familiari della ragazza, sostenendo che i suoi problemi di salute mentale fossero preesistenti e che i social network rappresentassero per lei, semmai, una valvola di sfogo creativo -4-5.

Description: Mark Zuckerberg testimonia a Los Angeles e si scusa per il malfunzionamento del filtro di Instagram che doveva bloccare i minori di 13 anni.

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