immobili donati, una riforma storica: via l’incubo della restituzione per chi compra
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Redazione Economia
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Una svolta epocale, tanto attesa quanto necessaria, ha appena modificato il panorama giuridico italiano in materia di diritto di famiglia e successioni. Con l’entrata in vigore, il 18 dicembre 2025, dell’articolo 44 della legge 182, viene infatti superato uno degli scogli più insidiosi che da anni imbrigliava il mercato immobiliare e complicava la pianificazione patrimoniale delle famiglie. La norma, inserita nel più ampio disegno di semplificazioni, sradica alla base il rischio che un immobile ricevuto in donazione potesse essere revocato o rivendicato dagli eredi legittimi, un’incertezza che paralizzava di fatto le compravendite e rendeva estremamente difficile l’accesso al mutuo per quegli stessi beni.
La fine dell'incertezza per acquirenti e banche
Il cuore della riforma, fortemente caldeggiata dal Consiglio nazionale del Notariato, risiede in una maggiore tutela dell’acquirente in buona fede. Fino a ieri, chi comprava una casa che il venditore aveva a suo tempo ricevuto in donazione correva il pericolo concreto di vedersela contestare, e potenzialmente sottrarre, dagli altri eredi del donante al momento della sua morte, nell’ambito dell’azione di riduzione per lesione della legittima. Una possibilità, questa, che scoraggiava gli investimenti e rendeva le banche estremamente caute nel concedere finanziamenti ipotecari su tali proprietà. Ora, con la nuova disciplina, quelle transazioni acquisiscono una solidità prima impensabile, liberando un ingente volume di immobili che giacevano in una sorta di limbo giuridico e commerciale.
Pianificazione successoria più fluida e meno conflittuale
La riforma non semplifica soltanto le vendite, ma offre anche un potente strumento per una trasmissione del patrimonio più ragionata e meno traumatica. Anticipare la successione, mediante donazioni, diventa una scelta strategicamente più sicura, poiché permette di definire in vita l’assegnazione dei beni, riducendo il potenziale per future liti tra congiunti. In contesti familiari dove gli eredi legittimi coincidono con il coniuge e l’unico figlio, il testamento può non essere strettamente necessario; negli altri casi, invece, una pianificazione anticipata si rivela la via maestra per evitare contenziosi. Strumenti come la separazione della nuda proprietà dall’usufrutto, o la vendita degli immobili non strategici, acquistano così un nuovo valore, permettono di organizzare il passaggio generazionale con maggiore serenità e minori costi, sia in termini economici che emotivi.
Un mercato destinato a cambiare volto
L’impatto di questa innovazione normativa si innesta in un trend demografico ed economico già di per sé significativo. Si stima che, nel corso dei prossimi due decenni, almeno 1.400 miliardi di euro di patrimonio immobiliare siano destinati a transitare per successione ereditaria, un fiume di beni che andrà ad alimentare un mercato caratterizzato da una popolazione in calo e da nuclei familiari sempre più piccoli. In uno scenario del genere, con più case disponibili e meno potenziali compratori, la rimozione di un ostacolo giuridico così rilevante non può che rendere più fluido e dinamico l’intero settore, offrendo risposte concrete a esigenze di famiglie, operatori e istituti di credito che da tempo reclamavano chiarezza.




