Italian Sea Group, il patrimonio netto in rosso per 399 milioni. La replica dei sindacati: «Costantino l’unico ad arricchirsi»

Italian Sea Group, il patrimonio netto in rosso per 399 milioni. La replica dei sindacati: «Costantino l’unico ad arricchirsi»
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Redazione Economia Redazione Economia   -   La situazione economica e patrimoniale di The Italian Sea Group si fa sempre più complessa, con il capitale sociale che risulta integralmente eroso da una perdita di 399,2 milioni di euro, una cifra che, come si legge nella documentazione ufficiale, porta il patrimonio netto della società in territorio negativo.

L’assemblea degli azionisti, riunitasi nei giorni scorsi, ha preso atto della relazione illustrativa del consiglio di amministrazione, recependo anche le osservazioni del Collegio Sindacale in merito ai dati al 31 dicembre 2025 e al 30 aprile 2026, due date che segnano un progressivo e preoccupante deterioramento dei conti del gruppo attivo nella nautica di lusso e quotato sull’Euronext Milan.

La reazione dei sindacati: «Non è cambiato nulla»

A fronte di questi numeri, che di fatto certificano una crisi aziendale di non poco conto, arriva la replica piccata delle organizzazioni sindacali territoriali, con Nicola Del Vecchio, segretario provinciale della Cgil, e Umberto Faita, segretario provinciale della Fiom Cgil, che hanno voluto ribadire con forza come la loro posizione sia rimasta immutata nel corso degli anni. «Ci teniamo subito a dirlo – scrivono in una nota congiunta – anche per noi “sparuti sindacalisti” di Fiom e Cgil non è cambiato nulla in tutti questi anni.

Siamo gli stessi rinchiusi dentro i capannoni dodici anni fa, quando i nostri delegati, dopo due anni di cassa integrazione straordinaria, vennero relegati dentro la sala mensa. Siamo gli stessi che si sono incatenati fuori dal cantiere dopo due licenziamenti ritenuti illegittimi dal tribunale».

La responsabilità del capitano e la deriva del cantiere

Il parallelo con la navigazione, per quanto metaforico, è fin troppo calzante per i rappresentanti dei lavoratori, che non hanno esitato a tracciare un collegamento diretto tra la gestione aziendale e le responsabilità di chi siede al vertice. «Quando la nave va alla deriva – si legge ancora nel documento diffuso dai due sindacalisti – la colpa è sempre del comandante, e qui il comandante è Giovanni Costantino, che ha manifestato l’intenzione di vendere il cantiere ex Picchiotti di La Spezia, una cessione che lascerebbe il territorio e i lavoratori in una condizione di estrema incertezza».

La narrazione proposta da Del Vecchio e Faita si discosta nettamente da quella che potrebbe emergere dai bilanci o dalle dichiarazioni ufficiali dell’azienda, e punta il dito contro quella che viene definita come una gestione unilaterale, nella quale l’unico a trarre vantaggio dalla complessa vicenda sarebbe proprio il Ceo dimissionario.

Le manifestazioni di interesse e il futuro del Miglio Blu

Mentre la vertenza sindacale si fa sempre più aspra, con i rappresentanti dei lavoratori che ricordano le battaglie passate e i sacrifici sopportati dai dipendenti, il fronte imprenditoriale si muove su un altro binario, fatto di interesse e opportunità di mercato. Dopo l’intervista rilasciata da Costantino a La Stampa, nella quale l’intenzione di cedere lo stabilimento spezzino è stata resa pubblica, non sono mancate le prime manifestazioni di interesse da parte di big del settore.

Azimut-Benetti sarebbe già in pole position, ma l’attenzione si concentra anche su Ferretti Group e Baglietto, due realtà che operano nello stesso distretto del Miglio Blu, mentre non viene escluso l’interesse di Fincantieri, che nella zona è di fatto un vicino di casa con una lunga tradizione cantieristica.

La partita per il futuro dell’ex cantiere Picchiotti si gioca quindi su più tavoli, con i sindacati che chiedono garanzie per l’occupazione e la continuità produttiva, mentre gli aspiranti acquirenti valutano le opportunità di un’operazione che, per quanto complessa dal punto di vista finanziario, potrebbe rappresentare un’importante occasione di consolidamento nel settore della nautica di lusso.

Resta da capire, tuttavia, come si evolverà la vicenda dal punto di vista giudiziario e societario, considerato che l’erosione del capitale sociale è un campanello d’allarme che difficilmente lascerà indifferenti le autorità di vigilanza e i creditori, e che la posizione del Ceo dimissionario, al centro delle critiche dei sindacati, continuerà a essere oggetto di attenzione da parte di tutti gli attori in campo.

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