Padellaro: "Il partito dei grattacieli è contento, Sala piace anche al centrodestra"
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Redazione Interno
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Antonio Padellaro, fondatore del Fatto Quotidiano, analizza con lucidità gli ultimi sviluppi della politica milanese dopo il consiglio comunale. "Fatte salve le dichiarazioni di Sala, che vanno rispettate perché sembrava sincero", osserva, "si può pensare che il 'partito unico dei grattacieli' sia moderatamente soddisfatto". Un’espressione che racchiude, senza mezzi termini, l’idea di un establishment cittadino accomodato attorno alla figura del sindaco, nonostante lo scandalo che scuote l’amministrazione.
La permanenza di Giuseppe Sala a Palazzo Marino, del resto, sembra trovare consensi trasversali. "Lo ha detto persino Giorgia Meloni: Sala non si deve dimettere", ricorda Padellaro, sottolineando come il centrodestra, almeno ufficialmente, non abbia interesse a destabilizzare la guida della città. Un dato che, se da un lato può apparire sorprendente, dall’altro conferma la natura complessa degli equilibri milanesi, dove gli interessi economici spesso travalicano le divisioni politiche.
Al centro del dibattito, però, non ci sono solo le valutazioni strategiche dei partiti, ma un’inchiesta giudiziaria di vasta portata. Sono 74 le persone coinvolte nei diversi filoni dell’indagine, che punta i riflettori sul cosiddetto "sistema Milano": una rete di presunte corruzioni, induzioni indebite e concussioni legate alla gestione dell’urbanistica. L’ultimo atto è stata la richiesta di misure cautelari per sei indagati, tra cui l’assessore all’Urbanistica Giancarlo Tancredi – dimessosi ieri – e l’ex presidente della Commissione per il paesaggio Giuseppe Marinoni.
Quello che emerge dalle carte non è semplicemente un caso di malcostume amministrativo, ma un meccanismo più ampio, dove la deregolamentazione urbanistica diventa strumento per l’arricchimento privato. Un processo che, come evidenziato da alcuni osservatori, trasforma il suolo pubblico in merce di scambio, svuotando di significato la pianificazione territoriale.
Intanto, nel Pd, la posizione di Sala sembra ricevere un sostegno tiepido. Elly Schlein mantiene le distanze, mentre Pierfrancesco Majorino, capogruppo in Regione e alleato della segretaria, brilla per la sua assenza durante l’intervento del sindaco. Giuseppe Conte, dal canto suo, non nasconde il disappunto: "Scelta di comodo", la definisce, lasciando intendere che la fiducia al primo cittadino sia più dettata da calcoli politici che da reale convinzione.




