Il governo nega l’uso di Sigonella agli Usa, Crosetto riferirà il 7 aprile. Il falso mito dell’invasione

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il recente diniego opposto dal governo italiano – segnatamente dal ministro della Difesa, Guido Crosetto – nei confronti di velivoli statunitensi che intendevano scavalcare la base siciliana di Sigonella per raggiungere il teatro di guerra iraniano, ha riacceso i riflettori su una questione che molti davano per assodata ma che, in realtà, è costellata da clamorosi equivoci di natura giuridica e politica. A riprova della complessità e della sensibilità del tema, la richiesta di un’informativa parlamentare non è giunta soltanto dalle fila dell’opposizione; con un movimento a sorpresa che ha spiazzato più di un osservatore, a proporla per primo, durante la seduta mattutina a Montecitorio, è stato il capogruppo di Fratelli d’Italia, Galeazzo Bignami. L’esecutivo ha già fatto sapere che Crosetto riferirà in aula alla Camera il prossimo 7 aprile, cercando di fare chiarezza su un utilizzo – quello delle basi alleate – che l’opinione pubblica tende spesso a confondere con una semplice “concessione di suolo” a potenze straniere.

L’inganno della “piena disponibilità” e la dottrina Ronzitti

Contrariamente a quanto talvolta superficialmente narrato, le basi Nato – e quelle a uso degli Stati Uniti in particolare – non rappresentano una sorta di territorio extraterritoriale dove l’Italia ha abdicato ai propri poteri. La dottrina internazionalista, così come quella costituzionalista, è stata cristallina fin dal dopoguerra, e lo è ancora oggi di fronte al nuovo inquilino della Casa Bianca, Donald Trump. Queste infrastrutture ricadono a tutti gli effetti sotto la piena sovranità nazionale; essendo la Nato un’alleanza di natura difensiva, le basi possono essere impiegate operativamente soltanto per scopi difensivi che ricevano il crisma della condivisione da parte del nostro Paese. Un principio, questo, già splendidamente illustrato in un dossier del Servizio studi della Camera, dove emergeva prepotentemente la relazione del giurista Natalino Ronzitti, incentrata sul tema “Trattato Nato, Carta delle Nazioni Unite e azioni militari originate da basi site in territorio italiano”. In altre parole, non c’è alcuna automatica “cessione” al Pentagono, ma un obbligo di concertazione che l’Italia, in questa delicata fase di crisi mediorientale, ha scelto di fare valere integralmente.

Sigonella e l’Achille Lauro: un precedente che non c’era

A riprova della ciclicità di certi equivoci, molti commentatori hanno subito evocato lo “spettro” del 1985, quando l’allora presidente del Consiglio Bettino Craxi oppose un celebre “no” a Ronald Reagan. Tuttavia, chi cita a vanvera la crisi di Sigonella di 41 anni fa dimostra di non conoscere la sostanza dei fatti o, peggio, di piegarli a una narrazione patriottica quanto errata. Nell’ottobre del 1985, l’aereo egiziano che trasportava i dirottatori palestinesi della nave da crociera Achille Lauro fu intercettato e costretto ad atterrare da caccia americani decollati da una portaerei; lo scontro tra Craxi e Reagan nacque dalla volontà italiana di esercitare la giurisdizione penale sul territorio nazionale (il reato era stato consumato in acque internazionali, ma l’aereo era su suolo italiano), non certo da un rifiuto dell’Italia a farsi “garage” di aerei da guerra diretti altrove. Nel caso attuale, invece, si discute di qualcosa di ben più specifico: il transito di bombardieri diretti a compiere azioni offensive contro l’Iran, che poco hanno a che spartire con la logistica difensiva prevista dagli accordi bilaterali.

Tre nazioni contro l’escalation: la frattura con Washington

Il diniego di Roma non rappresenta, comunque, un’iniziativa isolata, ma si inserisce in un fronte europeo che ha visto anche Spagna e Francia opporre resistenza alle richieste statunitensi. Questa frattura tra Washington e alcuni partner europei della Nato si sta allargando dopo un mese di attacchi coordinati tra Usa e Israele contro Teheran. L’Italia ha negato l’utilizzo della base aerea siciliana per il transito di quei due aerei da combattimento, i cui piani di volo – secondo quanto ricostruito – sono stati comunicati a volo già iniziato, aggirando di fatto le ordinarie procedure di richiesta. Una mossa, quest’ultima, che ha contribuito a irrigidire la posizione del ministro Crosetto, il quale aveva già avvertito in passato come nessuna richiesta formale fosse mai stata avanzata per un utilizzo bellico delle postazioni. Con 13mila militari americani stanziati nelle sette basi presenti sul territorio italiano – tra cui i grandi hub di Aviano, Ghedi e i porti di Napoli e Gaeta – la questione non è di poco conto, soprattutto in un contesto di guerra dichiarata che espone le infrastrutture nazionali a un rischio concreto di rappresaglia o ritorsione terroristica.

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