Intesa, il piano di incentivazione conquista otto dipendenti su dieci
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Redazione Economia
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Il dato, diffuso nei giorni scorsi dall'istituto di corso Vittorio Emanuele, parla chiaro: dei circa 64mila potenziali destinatari – l’intero perimetro dei “Professional” in Italia – ben 52.863 hanno scelto di aderire al Leveraged Employee Co-Investment Plan (Lecoip) per il quadriennio 2026-2029. Una partecipazione, questa, che non solo supera di slancio la soglia dei quattro quinti, ma si attesta su un valore percentuale (l’83,7%, per l’appunto) il quale, al di là della mera statistica, restituisce plasticamente il polso dell’umore che circola tra i bancari.
È la fotografia di un consenso che, se vogliamo, aggrega in sé due sentimenti complementari: da un lato un radicato senso di appartenenza alla compagine guidata da Carlo Messina, dall’altro una fiducia diffusa – e misurata – nella capacità del gruppo di tradurre in risultati concreti le ambizioni del nuovo corso strategico.
Un meccanismo su base volontaria per diventare azionisti
A differenza di altri strumenti di matrice aziendale, questo piano – giunto ormai alla sua quarta edizione dopo i precedenti avvii nel 2014, 2018 e 2022 – si fonda su un principio di adesione strettamente personale e volontario. Non c’è alcuna imposizione gerarchica, né automatismi burocratici; chi ha deciso di dire “sì” lo ha fatto perché ha trovato convincenti le condizioni economiche poste sul tavolo dalla banca e, va detto, recepite congiuntamente dalle rappresentanze sindacali (Fabi, First, Fisac, Uilca e Unisin).
L’architettura dell’incentivo, in tal senso, è piuttosto chiara e si inserisce in una logica di allineamento totale tra il destino del lavoratore e quello dell’istituto. Aderendo, i dipendenti accettano di investire il cosiddetto “welcome bonus” – pari a 1.500 euro, come da accordi – all’interno di uno strumento di remunerazione di lungo periodo che guarda alla creazione di valore nell’arco dei prossimi quattro anni.
La vera novità, però, risiede nei miglioramenti sostanziali apportati rispetto al passato: condizioni che hanno evidentemente funto da traino per le adesioni. Il capitale minimo inizialmente assegnato, al netto degli oneri fiscali (interamente coperti dalla banca, un dettaglio non secondario), è stato infatti innalzato a 2.200 euro, salendo così dai 2.000 euro dell’edizione 2022.
Ma il salto più significativo riguarda la componente di rendimento: in caso di raggiungimento degli obiettivi ambientali, sociali e di governance (Esg) fissati dal Piano d’Impresa, è garantito un apprezzamento minimo della cifra investita pari al 10%, una percentuale in deciso rialzo rispetto al 4% assicurato in precedenza.
La struttura finanziaria dell’operazione Lecoip
Dietro la facciata della comunicazione istituzionale, il meccanismo azionario che sostiene questa massiccia operazione è articolato con precisione tecnica, benché la sostanza resti accessibile ai non addetti ai lavori. Per dare corso alle adesioni – che rappresentano un controvalore complessivo di circa 167 milioni di euro – il consiglio di amministrazione dell’istituto, riunitosi in data odierna, ha deliberato di procedere con i necessari aumenti di capitale.
In particolare, il board ha dato il via libera a un aumento a titolo gratuito (con emissione di massime 76 milioni di azioni ordinarie) finalizzato all’attribuzione delle “Free Share” e delle “Matching Share”, affiancato da un secondo aumento a pagamento – per un importo massimo complessivo di 720 milioni di euro – che prevede l’emissione di altre 170 milioni di azioni, stavolta “scontate” fino a un massimo del 18% rispetto al prezzo di mercato.
Un’iniziativa, quella del Lecoip, che non va confusa – né sovrapposta – con l’altro pilastro della strategia retributiva varata dall’istituto, ossia il “Performance Share Plan” (Psp). Quest’ultimo, difatti, è destinato a un target ristretto di circa 3.500 figure apicali tra management, Consigliere Delegato e “Risk Taker” del gruppo, sia in Italia che all’estero; l’assegnazione dei diritti (i cosiddetti Psp) avviene secondo logiche di maturazione legate agli obiettivi di lungo termine.
In netta controtendenza, il Lecoip abbraccia invece la base dei “Professional”, l’ossia quelle figure intermedie e operative che rappresentano la spina dorsale dell’organizzazione, lontane dai vertici ma egualmente coinvolte nella sfida della crescita futura.
Centralità delle persone e obiettivi Esg
Non è un caso, del resto, che il nuovo Piano d’Impresa 2026-2029 – quello che fa da sfondo a queste scelte di coinvolgimento – sia stato costruito con il contributo diretto di oltre 60mila persone, un bacino di ascolto che testimonia quanto il fattore umano venga considerato una leva strategica e non solo un costo. Il messaggio che traspare dai numeri è inequivocabile: l’azionariato diffuso non è qui una formula retorica, ma una prassi consolidata che Intesa porta avanti ormai da un decennio.
La condivisione del valore creato, si legge nelle note ufficiali, passa attraverso la possibilità concreta per ogni dipendente di diventare compartecipe dei risultati, beneficiando direttamente del successo collettivo. E in questo schema, il raggiungimento degli obiettivi legati alla sostenibilità gioca un ruolo determinante: non solo per l’incremento del rendimento minimo garantito (quel 10% legato ai traguardi Esg), ma anche perché orienta le scelte di business verso parametri ambientali e sociali sempre più stringenti.
L’appuntamento tecnico è ora fissato per il 30 giugno prossimo, data in cui il gruppo darà esecuzione formale agli aumenti di capitale deliberati, emettendo le azioni relative al piano. Sarà solo allora, con la definizione del prezzo medio degli ultimi trenta giorni precedenti l’emissione, che si conoscerà il numero definitivo di “Free Share”, “Matching Share” e “Azioni Scontate” da distribuire.
Una procedura, insomma, ancora in divenire, ma che parte già da una base di consenso molto più ampia di quella che ci si poteva attendere all’indomani dell’approvazione assembleare del 30 aprile scorso. E mentre altre realtà bancarie europea guardano con cautela a questi modelli di partecipazione, il dato di fatto è che in Italia, per la maggioranza schiacciante dei lavoratori di Intesa, l’alleanza strategica con il proprio datore di lavoro – sigillata da un investimento diretto – è diventata una scelta quasi naturale.




