Stabilimento Stellantis di Termoli, siglato l'accordo per sessanta uscite incentivate entro la fine del 2026: la Fiom sceglie la non firma
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Redazione Economia
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Un nuovo e significativo ridimensionamento degli organici si profila all'orizzonte per il polo produttivo Stellantis di Termoli, la fabbrica molisana storicamente vocata alla realizzazione di motori e cambi che oggi si trova a dover fare i conti con una fase particolarmente complessa per l'intero settore automotive. Al termine dell'incontro che si è svolto nella giornata dell'11 marzo tra i rappresentanti della direzione aziendale, il comitato esecutivo di stabilimento e le segreterie territoriali delle organizzazioni sindacali, è stata infatti definita una preintesa che porterà all'uscita volontaria di sessanta dipendenti entro il prossimo 31 dicembre 2026. L'accordo, che di fatto introduce una nuova procedura di separation incentivata, è stato sottoscritto da Fim, Uilm, Fismic, Uglm e Aqcfr, mentre la Fiom Territoriale Molise ha espresso la propria netta contrarietà astenendosi dalla firma, una posizione, quest'ultima, che ribadisce una contrarietà di principio a un modello di gestione che, negli anni, ha progressivamente eroso la forza lavoro in un territorio già segnato da profonde cicatrici industriali.
Una manovra sugli esodi che coinvolge chi matura i requisiti pensionistici
La manovra, stando a quanto emerso dalle trattative, si concentrerà in via prioritaria su quei lavoratori che, nei prossimi mesi o anni, arriveranno a maturare i requisiti utili per il pensionamento, offrendo loro uno strumento di accompagnamento alla quiescenza che, se da un lato consente un'uscita dal mondo del lavoro con un congruo sostegno economico, dall'altro solleva piuttosto che risolvere il nodo di fondo relativo alle prospettive a lungo termine per il sito produttivo. Il segretario generale della Uilm Molise, Francesco Guida, nel commentare l'intesa ha voluto sottolineare come l'obiettivo dichiarato fosse quello di gestire una fase delicata per lo stabilimento senza ricorrere a soluzioni traumatiche, utilizzando uno strumento volontario che permette di affrontare con responsabilità una congiuntura economica sfavorevole. Tuttavia, il sindacato stesso non nasconde che il nodo centrale resti quello del piano industriale che l'amministratore delegato di Stellantis, Antonio Filosa, dovrebbe presentare il prossimo 21 maggio, giornata dalla quale ci si attende di capire una volta per tutte quale ruolo verrà effettivamente assegnato allo stabilimento di Termoli nel complesso scacchiere della multinazionale.
Diametralmente opposta la lettura fornita dalla Fiom, che per bocca del suo rappresentante territoriale Alfredo Fegatelli ha parlato apertamente di una decisione che stride con le prospettive produttive illustrate dall'azienda. I sessanta posti in meno rappresentano, per questa sigla, l'ennesima tappa di un percorso che sta portando allo svuotamento della fabbrica, una contraddizione evidente se raffrontata agli annunci che vorrebbero nuove attività in partenza, mentre nella realtà dei fatti continuano le uscite e si prolunga il ricorso agli ammortizzatori sociali. Il riferimento è anche alla recente comunicazione relativa all'avvio, previsto per il prossimo 15 settembre, della produzione del nuovo cambio EDCT, un investimento da quarantuno milioni di euro che dovrebbe contribuire a ridurre l'impatto degli esuberi ma che, evidentemente, non è sufficiente a invertire una tendenza ormai consolidata.
Il contesto di crisi e l'ombra della mancata gigafactory
Questa nuova ondata di uscite si inserisce peraltro in un quadro già fortemente compromesso dalla decisione, ufficializzata nelle scorse settimane da parte di ACC, la joint venture partecipata da Stellantis, Mercedes-Benz e TotalEnergies, di accantonare definitivamente il progetto per la realizzazione della gigafactory a Termoli. Il progetto, che avrebbe dovuto riconvertire lo stabilimento verso la produzione di batterie per veicoli elettrici garantendo un futuro occupazionale a migliaia di addetti, è stato archiviato a causa delle mutate condizioni del mercato e di una domanda di auto elettriche inferiore alle attese, una scelta che ha lasciato il sito molisano privo di quella prospettiva industriale di lungo periodo tanto attesa. La stessa produzione del motore Fire, storica colonna portante della fabbrica, sta ormai esaurendo il suo ciclo vitale, e la sua sostituzione sarà solo parzialmente compensata dall'avvio della linea dei cambi EDCT, che dovrebbe riassorbire circa trecento lavoratori.
L'azienda, da parte sua, ha garantito la continuità lavorativa per i dipendenti già transitati in ACC e ribadito la volontà di procedere con gli investimenti sui motori GSE, conformi alla normativa Euro 7, nella speranza di mantenerne la piena utilizzabilità anche oltre il 2030 sia sulla gamma attuale che su quella futura. Ma per i sindacati che hanno firmato l'accordo, così come per quelli che lo hanno respinto, la strada maestra rimane quella di un confronto serrato con la casa automobilistica e con il governo, per ottenere risposte immediate e scelte industriali chiare e coerenti, pena il progressivo declino di uno stabilimento che, fino a pochi anni fa, rappresentava un'eccellenza nel panorama della componentistica italiana.
Description: Stellantis e sindacati firmano l'accordo per 60 uscite volontarie a Termoli entro il 2026. Fiom contraria. La fabbrica cerca nuove prospettive dopo il tramonto del progetto gigafactory.




