Nuove indicazioni nazionali, il liceo cambia faccia tra geografia ritrovata e addio alla geostoria
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Redazione Interno
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Il Ministero dell’istruzione e del merito ha pubblicato il testo delle nuove Indicazioni nazionali per i licei, dando così il via formale a una consultazione che coinvolgerà scuole, associazioni disciplinari e rappresentanze studentesche fino al 31 maggio. Si tratta, nell’economia della riforma del secondo ciclo, di un intervento che il ministro Valditara aveva anticipato come prioritario; e che, a giudicare dalla mole delle bozze rilasciate, non si limita a ritoccare qualche contenuto, ma ridisegna l’impianto stesso di ciò che si insegna e del perché lo si insegna. Nel comunicato ufficiale del Mim, si parla addirittura di “ripensamento strutturale della funzione formativa del Liceo”, una dichiarazione che suona enfatica – e forse un po’ roboante – ma che, in effetti, trova riscontro in alcune delle svolte annunciate.
Addio alla geostoria, la geografia torna a essere materia autonoma
La novità più attesa, e quella che probabilmente avrà il maggiore impatto sui manuali scolastici, riguarda la suddivisione della cosiddetta “geostoria”. L’approccio che teneva insieme le due discipline viene superato: al primo biennio, Storia e Geografia torneranno a essere insegnate separatamente, ciascuna con la propria specificità metodologica. Per la geografia, che spesso finiva per fare da comprimaria, si tratta di una rinascita: avrà manuali propri e un’autonomia scientifica che le era stata in parte sottratta. Lo studio della storia, invece, pur mantenendo un baricentro saldamente ancorato all’eredità dell’Occidente – come si legge nelle bozze – estende il suo arco temporale per includere fenomeni globali, dalla svolta cinese ai nuovi equilibri geopolitici. Non mancano, a margine di questa scelta, voci critiche che parlano di un ripiegamento identitario, ma il ministero respinge l’accusa definendola “provinciale”, rivendicando anzi la profondità dell’approccio occidentale per comprendere concetti universali come la statualità e i diritti.
Intelligenza artificiale, matematica e il “primato” della lingua italiana
Un capitolo del tutto inedito riguarda il rapporto con l’innovazione tecnologica. Le nuove Indicazioni affrontano per la prima volta in modo organico il tema dell’intelligenza artificiale, affidando alla matematica il compito – tutt’altro che semplice – di fornire i concetti base per comprendere i sistemi di Ai. In controtendenza rispetto a chi vorrebbe abolire la scrittura manuale, la bozza rilancia la centralità dell’italiano ispirandosi al “primato della lingua italiana” richiamato dalla Corte costituzionale. Si parla di lettura come “pratica identitaria”, e si suggerisce persino l’uso di graphic novel e copioni teatrali per avvicinare la Generazione Z ai classici, nella speranza che i docenti riescano nell’impresa di trasformare la letteratura in uno specchio dell’esperienza umana piuttosto che in un esercizio di stile fine a se stesso.
Tempo ai prof e il toto-nomine per l’anno prossimo
Se la teoria è chiara, resta sul tappeto il nodo della formazione dei docenti. Come rilevato da alcuni sindacati e da presidi come Antonello Giannelli (Anp), l’architettura filosofica di queste indicazioni rischia di infrangersi contro la realtà di aule sovraffollate e di un insegnante che ha avuto finora poche occasioni per aggiornarsi sulle nuove metodologie. Il superamento delle 80 ore annue di formazione (attualmente previste dal contratto) appare una necessità impellente, così come una revisione dei meccanismi di reclutamento. La consultazione attuale – che prevede un questionario dove, curiosamente, pare non sia prevista l’opzione di un “parere negativo” esplicito, ma solo la possibilità di non rispondere – durerà poco più di un mese. A settembre 2027, presumibilmente, le classi liceali si troveranno a fare i conti con questa nuova organizzazione degli studi, che spazia tra il ritorno al corsivo e l’uso consapevole dei chatbot: una sfida enorme per una macchina scolastica che, storicamente, fatica a cambiare marcia.




