Il Colle resta inascoltato, Meloni torna all’attacco: “Decisioni dei giudici che lasciano senza parole”
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Redazione Interno
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L’appello alla moderazione lanciato dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, affinché si placasse lo scontro tra politica e magistratura non ha sortito l’effetto sperato. La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha ripreso la sua offensiva contro alcune pronunce giudiziarie, definendole “assurde” e “surreali”, in un crescendo di toni che ignora la richiesta di dialogo istituzionale proveniente dal Colle. Al centro dell’ennesima polemica, una decisione del tribunale di Palermo che ha condannato lo Stato italiano a risarcire con oltre 76mila euro l’ong Sea Watch per il fermo, giudicato illegittimo, della nave Sea Watch 3, la stessa che nel 2019 era al centro delle cronache per la vicenda che vide protagonista l’allora comandante Carola Rackete -2-3.
Il nodo della discordia, e che ha riacceso la furia verbale della premier, risale a quell’estate di quasi sette anni fa, quando la Rackete, al comando dell’imbarcazione con a bordo 42 migranti soccorsi in mare, decise di forzare il blocco navale e di entrare nel porto di Lampedusa, nonostante i divieti imposti dalle autorità italiane. In quella circostanza, durante le manovre di attracco, la nave urtò una motovedetta della Guardia di Finanza, un episodio che all’epoca scatenò un acceso dibattito politico e che portò all’arresto della comandante tedesca, poi scagionata in sede processuale -4-10. Oggi, a distanza di anni, il tribunale siciliano ha stabilito che il sequestro preventivo della nave, disposto dopo quei fatti, non fosse legittimo, riconoscendo quindi all’ong un risarcimento per le spese sostenute e i danni subiti durante quel periodo di fermo.
“Un messaggio inaccettabile”, la reazione social della presidente del Consiglio
Con un video pubblicato sui suoi canali social, Meloni ha espresso tutto il suo sconcerto, dichiarandosi “letteralmente senza parole” di fronte a quella che ha definito una lunga serie di “decisioni oggettivamente assurde” da parte di alcuni settori della magistratura. La presidente del Consiglio ha collegato questa sentenza a un’altra recente pronuncia che aveva visto lo Stato condannato a risarcire un immigrato irregolare, e si è chiesta retoricamente quale fosse il fine ultimo di tali indirizzi giurisprudenziali: se quello di far rispettare la legge o piuttosto di premiare chi, come la Rackete all’epoca, si vantava di non rispettarla -1-6. Una domanda, la sua, che sottintende una critica aspra a una parte della magistratura, accusata di volersi mettere “di traverso” rispetto alle politiche governative in materia di immigrazione e di sicurezza, in particolare per quanto riguarda il contrasto all’immigrazione irregolare e la difesa dei confini nazionali -6.
Il diritto internazionale e la “disobbedienza civile” secondo l’ong
A esprimere una visione diametralmente opposta è stata la stessa ong Sea Watch, che ha invece accolto con favore la sentenza del tribunale di Palermo. In una nota diffusa attraverso i propri canali, l’organizzazione non governativa ha sottolineato come “il diritto ancora una volta dà ragione alla disobbedienza civile”, interpretando la decisione dei giudici come una riaffermazione del diritto internazionale del mare e del dovere di soccorso, principi che, a loro avviso, erano stati calpestati dalla linea dei porti chiusi. La portavoce di Sea Watch, Giorgia Linardi, ha aggiunto che la cosiddetta “arroganza” contestata dal governo all’ong non è altro che il rispetto di norme superiori, quelle del diritto del mare, che impongono la protezione della vita umana e che non possono essere subordinate a decreti nazionali -2-4.
L’inascoltato richiamo del Capo dello Stato e la prosecuzione dello scontro
La veemenza delle parole della presidente del Consiglio arriva a poche ore di distanza dall’intervento con cui Sergio Mattarella aveva invitato tutte le parti coinvolte, e in particolare i vertici delle istituzioni, a un abbassamento del livello di conflitto, nel rispetto dei ruoli e dell’indipendenza della magistratura. Un appello che, a giudicare dalle dichiarazioni pubbliche della presidente del Consiglio, non sembra aver trovato terreno fertile. La replica del vicepresidente vicario di Fratelli d’Italia al Senato, Raffaele Speranzon, che ha parlato di “ennesimo attacco della magistratura all’attività del governo Meloni”, conferma la volontà della maggioranza di non arretrare di un passo e di proseguire sulla strada di una critica serrata alle toghe -2. Uno scontro, questo, che sembra destinato a proseguire, con il governo che si dice “particolarmente ostinato” nel portare avanti la propria linea, nonostante quelle che considera sentenze contrarie a tale indirizzo -8.




