Stellantis, tracollo produttivo e bilancia degli impianti che penalizza l'Italia
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Redazione Economia
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Il gruppo automobilistico nato dalla fusione tra Fiat Chrysler Automobiles e il francese Peugeot SA, pur vantando una storia industriale relativamente recente, sta navigando in acque estremamente agitate, tanto che gli osservatori parlano senza esitazione della crisi più profonda dalla sua costituzione. Una crisi che, a differenza di quanto sperimentato in passato dalle due entità prese singolarmente, si annuncia particolarmente complessa e strutturale, affondando le radici in una proiezione verso la transizione green che non ha dato i frutti sperati. I dati sulla produzione, del resto, non lasciano spazio a interpretazioni ottimistiche, confermando una tendenza che, stando alle previsioni, non sembra destinata a un significativo rialzo nel prossimo futuro, un elemento che getta un'ombra lunga non solo sul gruppo ma anche sulle economie dei paesi, come l'Italia, che ne ospitano gli stabilimenti.
Il primato inatteso dello stabilimento di Vigo
In questo panorama generale, un dato emerge con forza inattesa, tracciando una geografia produttiva interna che ridisegna gli equilibri di potere. È la fabbrica di Vigo, in Galizia, che si prepara a segnare un record destinato a entrare negli annali: la produzione, entro la fine del 2025, raggiungerà infatti la cifra monstre di seicentomila veicoli, un traguardo che, in un mercato europeo tutt'altro che in salute, assume i contorni del miracolo industriale. Questo risultato, frutto di una capacità produttiva e di una flessibilità organizzativa fuori dal comune, non è soltanto un primato locale; esso, piuttosto, colloca lo stabilimento spagnolo in una posizione di quasi egemonia all'interno dell'intera galassia Stellantis.
Una bilancia che pende verso la Spagna
La portata di quei numeri, se paragonata alla produzione degli altri paesi, diventa ancor più eloquente e, per alcuni, drammatica. Quell'unico sito iberico, da solo, sarà capace di sfornare un quantitativo di vetture quasi pari a quello complessivo di tutti e cinque gli stabilimenti francesi del gruppo. Ma il confronto che più colpisce, e che non è certo passato inosservato, è con la produzione italiana: la "corrida" di Vigo, infatti, vedrà uscire dalle sue linee di montaggio il doppio delle auto che verranno prodotte nell'insieme di tutti gli impianti Stellantis presenti in Italia. Una sproporzione che, inevitabilmente, solleva interrogativi cruciali riguardo alle future allocazioni di investimenti e risorse nel prossimo piano industriale, atteso entro la metà del 2026.
Il paradosso degli investimenti oltreoceano
Questa situazione di forte tensione in Europa, caratterizzata da un evidente squilibrio geografico nella capacità produttiva, coesiste con una strategia di investimenti di segno opposto oltre l'Atlantico. Con Donald Trump nuovamente alla guida della Casa Bianca, il gruppo ha infatti annunciato per gli Stati Uniti un piano imponente, da tredici miliardi di dollari, una mossa che potrebbe far arguire come la crisi non sia percepita in modo uniforme in tutte le aree del mondo. Tuttavia, questo massiccio sforzo finanziario destinato al mercato nordamericano non modifica, al momento, la realtà dei fatti nel Vecchio Continente, dove la mappa delle fabbriche disegna ormai una chiara zona rossa che, stando ai volumi, sembra proprio coincidere con il territorio italiano.




