La scomparsa di Sandro Munari, il "Drago" che legò il suo nome alla leggenda della Lancia

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Il mondo del motorsport piange la scomparsa di Sandro Munari, avvenuta nel fine settimana a Bologna all’età di ottantacinque anni: il “Drago di Cavarzere”, che avrebbe compiuto ottantasei anni il prossimo 27 marzo, si è spento dopo una lunga malattia che lo aveva isolato dal resto del mondo, accudito dalla moglie Flavia e dal figlio Matteo. La notizia, diffusa dalla stessa famiglia attraverso un messaggio social che lo ritraeva intento a salutare prima di una prova speciale, ha scosso gli appassionati di ogni generazione, richiamando alla memoria un’epopea irripetibile fatta di sterzate in controsterzo e di quel cappellino da bagnante che strideva cromaticamente con la tuta della Lancia, la scuderia alla quale è rimasto indissolubilmente legato.

Nato in riva all’Adige nel 1940, Munari non fu soltanto un pilota, ma l’artefice principale di quel riscatto tecnico che portò l’Italia ai vertici del rallismo mondiale: dopo gli esordi come navigatore al fianco di Arnaldo Cavallari, figura chiave nella sua formazione sportiva, il passaggio al volante si rivelò folgorante, tanto da conquistare il Campionato Italiano nel 1967 e nel 1969, preludio a una carriera che lo avrebbe visto protagonista assoluto sulla scena internazionale.

L’epopea della Stratos e i trionfi al Monte-Carlo

Il sodalizio con la casa torinese, e in particolare con la Squadra Corse HF guidata da Cesare Fiorio, produsse alcuni dei capitoli più entusiasmanti nella storia del motorsport: con la Lancia Fulvia HF, nel 1972, Munari infranse ogni pronostico imponendosi al Rally di Monte-Carlo, lasciando alle spalle vetture tecnicamente superiori come le Alpine-Renault e le Porsche, in una edizione segnata dalla neve che esaltò le doti di guida del veneto e del suo navigatore Mario Mannucci. Quella vittoria, la prima per un pilota italiano nella classica monegasca, aprì la strada a una serie di successi che con la successiva Lancia Stratos HF assunsero i contorni della leggenda: tra il 1975 e il 1977, infatti, il “Drago” infilò tre vittorie consecutive a Monte-Carlo, stabilendo un record che ancor oggi resiste e che contribuì in modo determinante alla conquista della Coppa FIA Piloti nel 1977, antesignana dell’attuale Titolo mondiale piloti.

L’eclettismo di un fuoriclasse e il no alla Formula 1

La duttilità di Sandro Munari non si esauriva però tra le speciali dei rally: Enzo Ferrari in persona volle affidargli, in coppia con Arturo Merzario, la potentissima 312 PB per la Targa Florio del 1972, e i due portarono a casa una vittoria memorabile sulle strade delle Madonie, dimostrando come il talento del pilota veneto potesse adattarsi a vetture e categorie completamente diverse. C’è chi racconta, e la leggenda si è alimentata negli anni, che Frank Williams gli abbia offerto un volante in Formula 1 per il Gran Premio del Sudafrica nel 1973, ma che il veto di Cesare Fiorio – il quale non intendeva privarsi del suo gioiello – abbia di fatto chiuso quella porta, lasciando ai posteri il rimpianto di un possibile, affascinante incrocio tra il mondo dei rally e quello dei gran premi.

Il ritorno della Lancia e l’eredità di un mito

L’eredità di Munari, fatta di sette affermazioni iridate e di un’innata capacità di trasmettere emozioni al di là dei nudi dati statistici, torna oggi di drammatica attualità nel momento in cui la Lancia, dopo anni di assenza, ha ufficializzato il proprio ritorno nel campionato del mondo rally nella categoria WRC2 con la nuova Ypsilon Rally2 HF. La stessa amministratrice delegata del marchio, Roberta Zerbi, nel ricordare il campione ha voluto sottolineare come le sue vittorie abbiano contribuito a fare della Lancia uno dei marchi più vincenti nella storia dei rally, un patrimonio di credibilità tecnica e di valore reputazionale che proprio nel 2026, anno del ritorno agonistico, assume i contorni di un viatico prezioso per le sfide future. Con Munari scompare non solo un pilota, ma l’ultima icona di un’epoca in cui le corse si correvano su strade aperte al traffico, tra polvere e fango, e in cui il coraggio individuale faceva la differenza ben più di quanto possano fare oggi le sofisticate elettroniche. I funerali si terranno nei prossimi giorni a Cavarzere, dove è stato proclamato il lutto cittadino.

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