Prezzi del latte in caduta libera, il Piemonte chiede un tavolo per scongiurare la recessione

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il mercato del latte piemontese, un pilastro dell'agroalimentare nazionale, si trova a navigare in acque estremamente pericolose. Una combinazione di fattori, tra cui il crollo dei prezzi e gli squilibri tra domanda e offerta, sta infatti spingendo l'intero comparto verso una recessione che potrebbe avere conseguenze strutturali. A lanciare l'allarme, con dati alla mano, è Confagricoltura Piemonte, che evidenzia come il prezzo del latte "spot" – quello cioè al di fuori dei contratti di lunga durata – sia precipitato a livelli insostenibili, assestandosi su una forbice nazionale tra i 28 e i 30 centesimi al litro. Un valore che, se dovesse influenzare anche la trattativa per il rinnovo dei contratti di conferimento scaduti, rischierebbe di innescare una spirale negativa dalla quale sarebbe difficile uscire, mettendo a rischio un sistema produttivo d'eccellenza.

Il quadro europeo e lo scudo italiano

La debolezza del settore non è un fenomeno isolato, ma si inserisce in un contesto continentale complesso. I dati del Milk Market Observatory della Commissione europea, che spesso fotografano le tendenze di mercato, mostrano un calo del prezzo medio del latte vaccino alla stalla in Europa, sceso a dicembre del 2025 di un ulteriore 1,74%, fino a 49,76 euro al quintale. Si tratta dell'ultimo step di una discesa iniziata ad ottobre, che ha totalizzato un -5,47% in tre mesi. L'Italia, per ora, sembra resistere meglio a questa pressione al ribasso, mantenendo una sostanziale stabilità del prezzo alla stalla da agosto, fissato a 58,25 euro al quintale. Un dato che, tuttavia, non deve trarre in inganno, poiché la fragilità del mercato spot e le dinamiche contrattuali potrebbero presto erodere anche questo baluardo, minacciando di trascinare verso il basso l'intera filiera.

L'appello di Coldiretti: valorizzare il Made in Cuneo

Dalla provincia di Cuneo, che da sola produce quasi sette milioni di quintali di latte all'anno – posizionandosi tra le prime in Italia – arriva una richiesta precisa al mondo industriale. Coldiretti Cuneo, consapevole che "quando una stalla chiude si perde un intero sistema", chiede infatti di astenersi da quelle speculazioni che passano attraverso l'importazione di latte estero di dubbia qualità. L'organizzazione invoca una scelta chiara: valorizzare le produzioni locali, che provengono da aziende tra le più professionali al mondo e che sono alla base di formaggi pluripremiati, molti dei quali a Denominazione di Origine Protetta. Un invito che suona come una difesa non solo economica, ma anche di identità e qualità, in un momento in cui la zootecnia da latte vive una fase di particolare delicatezza.

La richiesta di un confronto urgente

Di fronte a uno scenario così critico, la richiesta di Confagricoltura Piemonte è quella di un confronto immediato e concreto. L'associazione chiede infatti l'istituzione di un tavolo regionale dedicato, un luogo dove analizzare nel dettaglio le cause della crisi e valutare possibili misure di sostegno. L'obiettivo è evitare che la caduta dei prezzi, alimentata da uno squilibrio tra domanda e offerta che sta diventando sempre più marcato, degeneri in una crisi generalizzata. Si tratta di una richiesta che mira a proteggere non solo gli allevatori, ma l'intera filiera lattiero-casearia piemontese, un comparto che per tradizione, volume e qualità rappresenta un asset fondamentale per l'economia del territorio e per la reputazione del made in Italy alimentare nel mondo.

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