F1 2026, la polemica sui motori scuote il Circus prima dei test
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Redazione Sport
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Manca meno di un mese ai test collettivi di Barcellona, le nuove monoposto di Formula 1 non hanno ancora girato un metro ma il campionato, che inizierà l’8 marzo in Australia, è già immerso in una fitta nebbia di polemiche tecniche. Al centro della contesa, che esploderà concretamente alla riapertura delle fabbriche il 2 gennaio dopo la pausa obbligatoria, vi è la prossima generazione di motori, le power unit la cui architettura rivoluzionerà la categoria dal 2026. Una battaglia, quella innescata da alcune innovative interpretazioni del regolamento, che rischia di segnare in modo indelebile l’equilibrio futuro del Circus, costringendo la Federazione a prendere una posizione netta su questioni di una complessità tecnica notevole, come spesso accade quando si tratta di norme in fase di assestamento.
La lettera dei costruttori alla Fia
La vicenda, che serpeggiava da qualche tempo nei paddock, è emersa pubblicamente negli ultimi giorni dopo che tre produttori di motori – Audi, Ferrari e Honda – hanno inviato una missiva formale alla Fia. L’obiettivo della comunicazione, che non lascia spazio ad ambiguità, è sollecitare l’organo di governo a pronunciarsi in merito a un sistema ideato dalla Mercedes. Un escamotage ingegneristico, stando a quanto trapelato, che sarebbe stato replicato anche dalla Red Bull Powertrains, la divisione motori del campione del mondo che dal prossimo biennio opererà in piena autonomia, avvalendosi delle competenze di tecnici acquisiti dalla concorrenza. La Federazione, a quanto pare, avrebbe inizialmente valutato come legale la soluzione adottata dalla scuderia di Brackley, una posizione che ha spinto i rivali a chiedere chiarimenti urgenti e definitivi.
Il "trucco" e la nuova era dell'Overtake Mode
Sebbene i dettagli tecnici restino avvolti nella massima riservatezza, alcuni elementi del quadro generale appaiono più chiari. L’intera disputa si inserisce nel contesto del nuovo regolamento motori 2026, il quale, tra le altre cose, decreterà la fine del DRS per introdurre l’“Overtake Mode”. Quest’ultimo non è un mero cambio di denominazione, bensì una rivoluzione concettuale che sposterà il fulcro dell’aiuto al sorpasso dalla riduzione della resistenza aerodinamica alla gestione istantanea della potenza della power unit. Un cambiamento epocale, che modificherà radicalmente le strategie di gara e l’approccio dei piloti durante gli attacchi, e sul quale i team stanno evidentemente cercando di ritagliarsi un vantaggio interpretativo sostanziale. Proprio in questo terreno di confine normativo, fatto di possibili “buchi tecnici” da sfruttare, la Mercedes – e con ogni probabilità la Red Bull – avrebbero individuato una scappatoia per massimizzare l’efficacia di questa nuova modalità, ottenendo un potenziale balzo in avanti nella progettazione.
Le conseguenze e il pressing per i controlli
La posta in gioco è altissima, poiché un vantaggio consolidato in fase di progettazione della power unit potrebbe tradursi in una supremazia difficile da colmare per interi cicli di regolamento. Da qui nasce l’estrema preoccupazione dei costruttori rimasti apparentemente fuori da questo sviluppo, i quali temono uno “scacco matto” tecnico di Mercedes e Red Bull. Il pressing esercitato sulla Fia attraverso la lettera mira anche a ottenere un aumento significativo dei controlli in corso di stagione. Si discute, in ambienti ben informati, della possibilità di intensificare le verifiche, ipotizzando forse sei o sette Grand Premi dedicati a ispezioni approfondite sulle power unit, per accertare il rispetto non solo della lettera ma anche dello spirito delle nuove norme. Una richiesta che evidenzia il livello di allarme, considerando che le vetture del 2026 sono ancora in fase embrionale e che, nondimeno, il loro sviluppo sta già determinando aspre rivalità dietro le quinte.




