Banca d’Italia lancia l’allarme: i dazi Usa rischiano di frenare la crescita globale

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La relazione annuale della Banca d’Italia, pubblicata il 30 maggio, delinea un quadro economico internazionale segnato da tensioni commerciali e rischi geopolitici, con ripercussioni sull’area euro e sull’Italia. Fabio Panetta, governatore di Bankitalia, ha sottolineato come l’inasprimento dei dazi – in particolare quelli decisi dall’amministrazione Trump – potrebbe erodere quasi un punto percentuale del Pil mondiale nell’arco di due anni, mettendo a rischio il 5% degli scambi globali. «È sorprendente», ha osservato Panetta, «che le dispute si concentrino ancora sui beni materiali, nonostante gli Stati Uniti registrino un surplus nei servizi, soprattutto digitali».

Il riferimento alle politiche protezionistiche statunitensi non è casuale. Se da un lato il dollaro resta la valuta dominante, il suo ruolo è sempre più contestato, mentre i mercati reagiscono con una svalutazione del biglietto verde e un calo dei titoli di Stato Usa, fenomeno atipico rispetto alle crisi precedenti. L’FMI, del resto, ha già rivisto al ribasso le stime di crescita, segnale di un clima d’incertezza che frena gli investimenti. L’Europa, intanto, arranca nell’innovazione tecnologica, superata dagli Stati Uniti e tallonata da Cina ed economie emergenti.

L’Italia, pur mostrando miglioramenti nei conti pubblici – riconosciuti dalle agenzie di rating – e una certa ripresa trainata dal settore produttivo, sconta ritardi strutturali. La scarsa qualità del capitale umano, l’emigrazione di giovani laureati e l’invecchiamento della forza lavoro, non bilanciato da un’immigrazione qualificata, minano la competitività. Senza interventi decisi, il Paese rischia di rimanere ai margini della trasformazione digitale e industriale in atto.

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