Onu, rapporto choc: “Israele prende di mira i bambini a Gaza, è genocidio”. La replica: “Farsa calunniosa”
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
Le autorità e le forze di sicurezza israeliane, secondo un nuovo rapporto della Commissione internazionale indipendente d'inchiesta delle Nazioni Unite, avrebbero deliberatamente preso di mira i bambini palestinesi nella Striscia di Gaza, compiendo atti di genocidio, crimini contro l’umanità e crimini di guerra.
Il documento, che fa il punto sulla situazione nei Territori palestinesi occupati, arriva a un anno di distanza da una precedente conclusione dell’organismo che già aveva classificato le azioni di Israele come genocidio; e stavolta l’accusa si focalizza con particolare durezza sulla condotta nei confronti dei minori, descrivendo una strategia sistematica e non episodi isolati. La rappresentanza diplomatica israeliana a Ginevra ha respinto le conclusioni con altrettanta fermezza, bollandole come “propaganda oltraggiosa e diffamatoria” e parlando di una “farsa calunniosa” priva di fondamento.
L’accusa dell’Onu: trauma senza precedenti e natura sistematica
La Commissione d’inchiesta, istituita dal Consiglio per i diritti umani, ha documentato quella che definisce una portata e una natura sistematica delle operazioni militari israeliane, tali da aver inflitto ai bambini palestinesi un trauma “senza precedenti”. Gli investigatori hanno dichiarato di aver raccolto prove sufficienti per affermare che i minori sono stati intenzionalmente presi di mira e uccisi dalle forze di sicurezza israeliane, e che questo comportamento si configura come un elemento chiave all’interno di un più ampio disegno genocidario.
La relazione, secondo quanto si apprende, non si limita a elencare episodi, ma cerca di ricostruire una logica operativa che avrebbe trasformato l’infanzia in un bersaglio, con conseguenze devastanti non solo sul piano fisico ma anche su quello psicologico e sociale per l’intera popolazione della Striscia.
Le reazioni politiche: Conte e il richiamo al precedente rapporto
Sul fronte politico italiano, il leader del Movimento Cinque Stelle Giuseppe Conte ha subito commentato il rapporto pubblicato dalla Commissione Onu, sottolineando come le sue indicazioni confermino quanto già denunciato in passato. “Avevamo già denunciato un genocidio in atto e che non risparmiava i bambini”, ha dichiarato Conte, aggiungendo che adesso ne arriverebbe la riprova attraverso un organismo internazionale indipendente.
Il riferimento del leader pentastellato è alla precedente conclusione del 2025, che già aveva parlato di genocidio, ma che ora trova un riscontro ancor più specifico nell’analisi delle violenze contro i più piccoli, una circostanza che per Conte rende ancora più gravi le responsabilità israeliane e più urgente un intervento della comunità internazionale.
La replica di Israele: propaganda e diffamazione
La risposta di Israele non si è fatta attendere, ed è arrivata con toni duri attraverso la propria rappresentanza diplomatica presso l’ufficio Onu di Ginevra. I funzionari israeliani hanno rigettato le accuse con forza, definendo il documento dell’inchiesta una “propaganda oltraggiosa e diffamatoria” e negando qualsiasi intenzionalità nell’uccisione di bambini palestinesi.
La posizione ufficiale è che l’esercito israeliano agisce nel rispetto del diritto internazionale, e che eventuali vittime civili siano il risultato di azioni militari rese necessarie dalla minaccia terroristica di Hamas, non di una strategia deliberata contro la popolazione inerme. Le parole della delegazione israeliana, che ha parlato espressamente di “farsa calunniosa”, intendono smontare punto per punto le evidenze portate dagli investigatori Onu, accusati a loro volta di parzialità e di pregiudizio sistematico nei confronti dello Stato ebraico.
I crimini in Cisgiordania e l’inquadramento giuridico
Oltre alle operazioni nella Striscia di Gaza, il rapporto della Commissione Onu estende le sue critiche anche alla Cisgiordania, dove Israele avrebbe commesso crimini di guerra secondo quanto ricostruito dagli inquirenti. Pur non essendo oggetto della medesima accusa di genocidio riservata a Gaza, la condotta israeliana nei territori occupati della West Bank viene inquadrata in un contesto di violazioni sistematiche dei diritti umani e del diritto bellico, con particolare attenzione agli attacchi contro i civili e alle restrizioni alla libertà di movimento.
La cornice giuridica entro cui si muove la Commissione è quella delle Convenzioni di Ginevra e dello Statuto di Roma, e il rapporto non si limita a denunciare ma invita esplicitamente la comunità internazionale a prendere atto delle conclusioni per eventuali sviluppi in sede giudiziaria, sebbene il testo finale si guardi bene dall’avanzare richieste formali di intervento.




