Ma quale civismo, ha vinto il partito-azienda

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L’idea, per certi versi ingenua, che Simone Venturini abbia conquistato Venezia grazie a una vaga identità “civica” – contrapposta al fantasma del «campo largo» – merita perlomeno una verifica sostanziale. Quando si analizzano i flussi elettorali della recente tornata amministrativa, emerge infatti un fenomeno opposto alla narrazione dominante: non si è trattato della vittoria di un “uomo solo” contro i partiti, bensì il trionfo di un modello politico chiaramente riconoscibile, quello del “partito-azienda” brugnariano.

Venturini, che conosco bene e che non va ridotto alla semplice etichetta di “delfino”, rappresenta in realtà l’evoluzione più raffinata di una certa classe politica locale; un prodotto, se vogliamo, di quella prima Repubblica che ha saputo metabolizzare con rapidità l’uso delle leve di governo, trasformando l’amministrazione in una macchina da consenso personale che i tradizionali partiti di sinistra, ancora legati a logiche di apparato, non sono più in grado di contrastare.

Morte (del centrosinistra) a Venezia

Non sarà elegante, concedetecelo, un piccolo sfottò all’indirizzo dei “compagni” del campo largo. Per la segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, questo turno elettorale doveva rappresentare il giro di boa decisivo, la marcia trionfale in vista del traguardo delle politiche del 2027. L’avviso di sfratto al governo Meloni – nelle loro intenzioni – sarebbe dovuto partire proprio dalle acque della laguna, specchio di una Venezia eterna pronta a benedire l’alternativa.

E invece la débâcle è stata così pesante che neppure i peggiori pronostici la avevano prevista. Il candidato Andrea Martella, senatore e segretario regionale del partito in Veneto, ha incassato un distacco siderale da Venturini, dimostrando come la macchina organizzativa del centrosinistra – pur sostenuta da big nazionali come Renzi e Conte – abbia completamente fallito l’obiettivo di intercettare il malcontento urbano e la voglia di cambiamento dei residenti.

L'ombra lunga di Tommaso Cacciari

A Venezia il centrosinistra ha perso le elezioni in modo rovinoso, eppure il nome che riecheggia più forte tra gli elettori e nei dibattiti post-voto non è quello di Martella. È invece quello di un uomo che con i partiti non ha mai voluto avere nulla a che fare, un civico per definizione: Tommaso Cacciari. Mentre il Partito Democratico cerca di ricomporre i cocci di una sconfitta che definire “pesante” è persino un eufemismo, il vero terremoto si è spostato fuori dai seggi.

Lo stesso Massimo Cacciari, ex sindaco e filosofo, non ha usato mezzi termini per descrivere la situazione: “Mio nipote Tommaso avrebbe preso più voti di Martella”. Una frase, certo, volutamente iperbolica, ma che fotografa alla perfezione la distanza siderale tra la politica “di professione” – fatta di tavoli chiusi e nomenclatura – e la capacità di parlare alla città reale, quella che non si riconosce più nei modi della vecchia politica.

L'analisi degli apparati e lo scollamento dal territorio

Per comprendere appieno la débâcle, bisogna osservare i numeri che raccontano lo scollamento tra il Partito Democratico e il proprio bacino elettorale tradizionale. Venezia era stato, poche settimane fa, l’unico posto in Veneto dove al referendum sulla giustizia avevano vinto i No, un segnale che aveva illuso la sinistra circa un possibile ribaltone. E invece, come ha notato amaramente Massimo Cacciari, l’elettorato – specie quello giovanile – questa volta non si è presentato alle urne.

“I giovani non ci sono andati”, ha commentato, sottolineando come la candidatura “giovane vecchia” di Martella, un politico puro abituato a fare il numero due o tre per Veltroni o Bersani, non abbia generato alcun entusiasmo. La sconfitta è stata talmente netta che persino la lista personale di Venturini ha sfondato da sola, prendendo più voti di tutti i partiti della coalizione di centrodestra messi insieme, un risultato che fa apparire quello del “civismo” più come una scatola vuota utile a fagocitare consensi che come una reale alternativa ideologica.

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