Elezioni in Ungheria, affluenza record alle 13: il 54,14% ha già votato. Orbán: «Sono qui per vincere»

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Budapest. Una partecipazione che non si registrava da anni sta caratterizzando le ore decisive di questa tornata elettorale in Ungheria, dove oltre 8,1 milioni di cittadini sono chiamati alle urne per il rinnovo del parlamento. Secondo i dati diffusi dalla Commissione elettorale nazionale, alle ore 13 locali si è presentato ai seggi il 54,14% degli aventi diritto, un dato che supera di ben quattordici punti percentuali quello registrato nella medesima fascia oraria durante le precedenti elezioni del 2022, quando si fermava al 40,1%. Un incremento, questo, che sembra confermare le previsioni degli analisti, i quali nelle scorse ore avevano ipotizzato un possibile sorpasso del primato storico di partecipazione, risalente ormai a oltre vent’anni fa.

Code e grande partecipazione tra i giovani

La capitale, Budapest, si presenta come il cuore pulsante di questa mobilitazione, con lunghe code che si snodano lungo i marciapiedi – spesso stretti e resi impraticabili dalla folla – davanti agli ingressi dei seggi. Non solo una questione logistica, quindi, ma un vero e proprio indicatore visivo di quella che gli esperti definiscono già una “voglia di cambiamento”. A trainare l’aumento dell’affluenza sarebbero in particolare due categorie: i residenti delle città di medie dimensioni, storicamente considerate il termometro dell’umore medio del paese, e gli elettori più giovani. Proprio questi ultimi, secondo i sondaggi e le rilevazioni demoscopiche delle ultime settimane, rappresentano il bacino più propenso a sostenere il candidato sfidante, Peter Magyar, leader del partito Tisza, che promette un’inversione di rotta rispetto ai sedici anni di governo di Viktor Orbán.

L’assenza del silenzio elettorale e le voci dei leader

A differenza di quanto avviene in Italia, in Ungheria non vige la legge del silenzio elettorale; una particolarità normativa che ha permesso alla campagna propagandistica di proseguire di fatto fino all’ultimo voto. Viktor Orbán, il presidente uscente, ne ha approfittato per tenere un vero e proprio comizio volante subito dopo aver depositato la propria scheda in un seggio del XII distretto di Budapest, dove si è presentato accompagnato dalla moglie. «Sono qui per vincere!», ha dichiarato ai cronisti, scartando al contempo l’ipotesi di un suo ritiro dalla scena politica: «Sono giovane, questa non sarà la mia ultima campagna elettorale», ha aggiunto, con un chiaro messaggio di continuità rivolto ai suoi sostenitori. Dall’altra parte della barricata, Peter Magyar, dopo aver votato, ha invece lanciato un appello alla vigilanza: «La frode elettorale è un reato gravissimo», ha detto, esortando i cittadini a segnalare qualsiasi irregolarità, mentre esprimeva fiducia in una vittoria che potrebbe restituire all’Ungheria un ruolo centrale nell’Unione europea, da cui il paese è distante su molteplici fronti.

Tensioni politiche e retorica complottista

Mentre lo spoglio non è ancora iniziato – i seggi resteranno aperti fino alle 19 –, l’atmosfera rimane surriscaldata anche a causa delle strumentalizzazioni mediatiche. I media vicini al partito sovranista Fidesz, ad esempio, hanno ripreso oggi le loro tesi complottiste, alimentando lo spettro di disordini post-voto. Secondo quanto si legge su testate come "Magyar Nemzet", ci sarebbe il timore – o la narrativa – secondo cui i partiti di opposizione sarebbero pronti a scatenare disordini in piazza, il tutto con «l’approvazione di Bruxelles». Un clima, questo, che rende queste consultazioni particolarmente tese, considerando anche che si vota a 23 anni esatti dal referendum che sancì l’ingresso dell’Ungheria nell’Unione, un legame che oggi appare più fragile che mai a causa dei continui veti incrociati tra il governo uscente e le istituzioni europee.

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