Maserati, crollo della produzione a Modena: in sei mesi assemblate solo 45 auto
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Redazione Economia
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Giuseppe Violante, operaio alla Maserati di Modena da venticinque anni, racconta una situazione che definisce «insostenibile». Dall’inizio del 2025 ha lavorato appena undici giorni, come gran parte dei suoi duecento colleghi in produzione. «Lo stipendio si è ridotto, e con una figlia all’università non è facile», ammette, mentre la cassa integrazione a zero ore diventa l’unico sostegno. I numeri confermano una crisi senza precedenti per il marchio del Tridente: nei primi sei mesi dell’anno sono state prodotte solo 45 vetture, con un calo del 71,9% rispetto allo stesso periodo del 2024.
La Maserati, che fino a pochi anni fa rappresentava uno dei simboli del made in Italy automotive, oggi è l’emblema di un settore in caduta libera. Se nel 2024 l’intera produzione italiana di veicoli non aveva superato il mezzo milione di unità – ben al di sotto del milione richiesto dal governo –, i dati del primo semestre 2025, elaborati dalla FIM CISL, mostrano un ulteriore peggioramento. Stellantis, il gruppo a cui appartiene il brand, ha registrato un calo del 27% rispetto all’anno precedente, già considerato disastroso. «Se si guarda alle sole autovetture, il declino supera il 30%», ha sottolineato Carlo Calenda, tra i primi a denunciare l’emergenza.
I sindacati chiedono un piano di rilancio immediato, mentre Stellantis ribadisce – almeno a parole – l’intenzione di sostenere il marchio. Intanto, però, la strategia sull’elettrico sembra essere stata accantonata, lasciando i lavoratori in un limbo. La fabbrica di Modena, un tempo orgoglio industriale, oggi è quasi ferma, e il futuro di chi ci lavora appare sempre più incerto.




