L'istruzione italiana nella morsa della crisi: stipendi docenti ai minimi e analfabetismo di ritorno
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Redazione Interno
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L'edizione 2025 del rapporto "Education at a Glance" dell'Ocse, pubblicata lo scorso 9 settembre a Parigi, delinea un quadro desolante per il sistema educativo italiano, confermando, attraverso dati comparabili a livello internazionale, alcune fragilità strutturali ormai croniche. Il documento, che dal 1998 fornisce un'analisi dettagliata dei principali indicatori dei sistemi scolastici dei Paesi industrializzati, viene ormai recepito con scarso clamore, quasi fosse la ennesima conferma di un declino inarrestabile, lontano dai vivaci dibattiti che un tempo suscitava.
A emergere con forza è la condizione economica insostenibile del corpo docente, collocato in fondo alle classifiche internazionali per trattamento retributivo. Il confronto con i colleghi europei e mondiali è impietoso, a prescindere dall'ordine e dal grado di scuola considerati: i docenti italiani, sia quelli della primaria che quelli della secondaria inferiore e superiore, percepiscono stipendi tra i più bassi in assoluto, un dato che di per sé rappresenta un vulnus per la qualità dell'offerta formativa e per l’attrattività della professione.
Parallelamente, lo stesso rapporto Ocse getta luce su un altro fenomeno allarmante, quello dell’analfabetismo di ritorno, che affligge ormai una fetta consistente della popolazione. In un’epoca dominata dal digitale, non si tratta più della mera incapacità di decifrare segni grafici, bensì di una progressiva e preoccupante erosione di competenze linguistiche e cognitive un tempo consolidate. La difficoltà – o l’impossibilità – di leggere e comprendere testi lunghi e complessi è divenuta palese, al punto che le statistiche rivelano come una persona su tre, in Italia, non sia più in grado di affrontare la lettura di un libro per intero.




