Pam, tre licenziamenti per il test del finto cliente

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La pratica, che alcuni definiscono come "test del carrello", ha portato all'allontanamento di tre dipendenti della catena di supermercati Pam, i quali non avrebbero individuato la sottrazione di alcuni prodotti, nascosti con destrezza all'interno del carrello della spesa da ispettori aziendali. Questi ultimi, muovendosi tra gli scaffali con l'aria di normali acquirenti, hanno inscenato dei furti, mettendo alla prova la vigilanza del personale. Una verifica a sorpresa, la cui dinamica – a sentirla raccontare – sembra riecheggiare atmosfere da romanzo ottocentesco, con controllori che agiscono sotto copertura e dipendenti colti in un momento di distrazione. Peccato, come riportano le ricostruzioni, che i cassieri coinvolti ritenessero di dover far pagare quanto presente nel carrello, non già di dover perquisire le borse della spesa dei clienti, considerando forse quel compito una violazione della privacy o semplicemente un'azione al di fuori delle loro mansioni.

La reazione politica e la bufera

La questione, sollevata inizialmente dai sindacati, ha ormai varcato i confini aziendali per approdare in Parlamento, trasformandosi in un caso nazionale. Decisioni "disumane e pretestuose": è con questa forte definizione che il deputato di Alleanza Verdi Sinistra, Marco Grimaldi, ha annunciato per i prossimi giorni un'interrogazione diretta alla ministra del Lavoro, Marina Calderone. La bufera, che ha investito la catena di distribuzione organizzata, si è alimentata dopo i casi specifici registrati nei punti vendita di Siena e di Livorno, accomunati dallo stesso identico metodo di controllo e dalle sue severe conseguenze.

Il caso concreto di Siena

A Siena, la prima denuncia pubblica ha riguardato un lavoratore, Fabio Giomi, 62 anni e con due figli a carico, il quale ha visto risolversi il suo rapporto di lavoro a seguito dell'esito negativo del test. L'emissario dell'azienda, che si è finto un cliente, ha messo in atto degli escamotage ben studiati per saggiare l'attenzione e la prontezza del cassiere. Una simulazione di furto, dunque, concepita per valutare le reazioni del personale, ma che, quando non superata, ha innescato provvedimenti drastici, lasciando i dipendenti senza alcuna possibilità di appello o di spiegazione.

Le proteste e il confronto annunciato

La procedura adottata ha scatenato aspre critiche, spingendo le organizzazioni sindacali a insorgere con veemenza contro quella che viene percepita come una metodologia sproporzionata e profondamente ingiusta. La protesta, che continua a montare, ha già trovato uno sbocco istituzionale con l'annuncio di un incontro a Roma, fissato per giovedì, dove le parti si confronteranno per analizzare nel dettaglio l'accaduto e le sue implicazioni. Se ne discuterà, molto probabilmente, della legittimità di simili strumenti di verifica e delle loro ricadute sul piano dei diritti dei lavoratori, in un confronto che si preannuncia aspro.

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