Referendum falliti, affluenza sotto il 25%: nel trevigiano il crollo è più netto che altrove
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Redazione Interno
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Mentre a livello nazionale l’affluenza ai referendum dell’8 e 9 giugno si è attestata appena sopra il 30%, nella Marca trevigiana la partecipazione è stata ancora più debole, oscillando tra il 24,76% e il 24,8% a seconda dei quesiti. Su 675.209 elettori, solo 167mila hanno esercitato il proprio diritto di voto, confermando un disinteresse diffuso, più marcato che nel resto d’Italia. Se Mogliano, Treviso e Casier hanno registrato numeri leggermente migliori, il crollo è stato netto a San Polo, Maser e Refrontolo, dove le urne sono rimaste quasi deserte.
I cinque quesiti – quattro sul lavoro e uno sulla cittadinanza – non hanno acceso gli animi, nonostante il sostegno della CGIL, che aveva promosso quelli legati al mondo del lavoro. Un fallimento annunciato, considerando il trend degli ultimi trent’anni, ma che assume contorni più netti in Veneto, dove l’astensionismo ha superato ogni previsione.
A Torino, invece, la geografia del voto ha riservato qualche sorpresa. Se il centro storico, con sezioni come quella di Palazzo di Città o della scuola Tommaseo, ha superato il quorum sfiorando il 51%, è stata la fascia appena fuori dalla Ztl – quartieri come San Salvario e Vanchiglia – a mostrare una mobilitazione più consistente. Un dato che smentisce chi voleva ridurre la consultazione a una contrapposizione tra "partito della Ztl" e periferie, dimostrando invece come la risposta elettorale sia stata frammentata e legata a dinamiche locali.
La tornata referendaria, del resto, è stata un insuccesso ovunque, con rare eccezioni rappresentate da piccoli comuni o città in cui si votava anche per le amministrative. In Toscana e Emilia Romagna si è toccato il 39%, ma nel resto del Paese i numeri sono stati impietosi. Le opposizioni, che avevano puntato su questi strumenti per rilanciare la propria presenza politica, devono fare i conti con un risultato che, al di là del quorum mancato, segnala una difficoltà a coinvolgere l’elettorato.




