G7 rinvia la decisione sul rilascio delle riserve petrolifere, l’Iea convoca una riunione straordinaria

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Economia Redazione Economia   -   La tensione sullo Stretto di Hormuz, attraverso cui transita normalmente un quinto del petrolio mondiale, continua a tenere col fiato sospeso i mercati energetici e i governi occidentali. Nel corso della giornata di oggi, martedì 10 marzo, l’Agenzia Internazionale dell’Energia (Iea) ha ufficialmente convocato una riunione straordinaria dei suoi stati membri, con lo scopo di fare il punto sulla sicurezza degli approvvigionamenti e analizzare nel dettaglio le condizioni del mercato. L’incontro, sollecitato dal G7, arriva al termine di una giornata, quella di lunedì, che ha visto il prezzo del Brent volare fino a un picco di 119 dollari al barile, salvo poi ritracciare bruscamente dopo le indiscrezioni su un possibile utilizzo delle scorte strategiche e l’annuncio, poi rivelatosi infondato, di un’operazione di scorta della Marina americana a una petroliera.

Nonostante le pressioni, i ministri finanziari del G7 riunitisi lunedì in teleconferenza non hanno infatti raggiunto un accordo immediato per immettere sul mercato le riserve di emergenza. C’è stata, secondo quanto riferito da un funzionario francese, un’ampia convergenza sulla necessità di essere pronti a intervenire con “tutti gli strumenti necessari” per stabilizzare il mercato, ma la decisione effettiva è stata rinviata. Si tratta, è stato spiegato, di una questione di tempismo: serve più tempo per analizzare una situazione estremamente fluida e complessa, e sarà probabilmente un vertice dei leader del G7, più avanti nel corso della settimana, a doversi assumere la responsabilità di un eventuale via libera. I ministri, in una dichiarazione congiunta, si sono comunque detti pronti ad agire per sostenere l’offerta globale di energia, menzionando esplicitamente l’opzione del rilascio degli stock.

Il borsino di Piazza Affari e l’effetto sull’economia reale

Sul fronte domestico, l’indice Ftse Mib di Piazza Affari ha chiuso la seduta di lunedì in calo dello 0,29%, un dato che fotografa solo in parte la volatilità e il nervosismo che hanno attraversato i listini. La possibilità che l’escalation del conflitto possa tradursi in uno shock energetico prolungato ha riacceso i timori di una ripresa dell’inflazione, con gli investitori che ora scontano per l’anno in corso due possibili rialzi dei tassi da parte della Banca Centrale Europea, a fronte di uno solo ipotizzato fino alla scorsa settimana. Lo scenario tecnico delineato dagli analisti mostra un ampliamento della trendline discendente, con il supporto testato a 43.588 punti e una resistenza individuata a quota 44.900, suggerendo la possibilità di ulteriori ribassi verso nuovi bottom in area 43.150. In un contesto del genere, non stupisce la performance difensiva, se non addirittura positiva, di titoli considerati “protettivi” o legati al caro-energia, come Eni e Saipem, che hanno beneficiato del rialzo del prezzo della materia prima, e Leonardo, spinta dalle rinnovate tensioni geopolitiche.

L’annuncio smentito della scorta e la posizione degli Stati Uniti

Un elemento di confusione non secondario, che aveva inizialmente contribuito al raffreddamento dei prezzi, è arrivato nella serata di lunedì da un post sui social media del Segretario all’Energia americano, Chris Wright, poi prontamente cancellato. Wright aveva dichiarato che la Marina degli Stati Uniti aveva scortato con successo una petroliera attraverso lo Stretto di Hormuz. Una notizia, questa, che è stata smentita seccamente poche ore dopo dalla portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt. La portavoce ha confermato ai giornalisti che, allo stato attuale, la Marina non ha ancora effettuato alcuna operazione di scorta a navi commerciali nel tratto di mare in questione, pur ribadendo che si tratta di un’opzione che il presidente Donald Trump, il quale ha più volte garantito la riapertura e la sicurezza della via d’acqua, è pronto a utilizzare se e quando lo riterrà necessario. La smentita ha di fatto riportato l’attenzione sulla reale difficoltà di garantire i flussi, con il Pentagono che ha comunque rinnovato le minacce all’Iran, dichiarando di stare colpendo le loro imbarcazioni adibite alla posa di mine e i depositi di stoccaggio, mentre il generale Dan Caine ha parlato di una valutazione su “una serie di opzioni” per future missioni di scorta.

L’incontro dell’Iea e le aspettative del mercato

L’incontro odierno dell’Iea, fortemente voluto dalla presidenza francese del G7, servirà dunque a fornire quel quadro di analisi approfondita necessario per un eventuale passo successivo. I paesi membri dell’Agenzia, che sono obbligati a mantenere riserve equivalenti ad almeno 90 giorni di importazioni nette, detengono collettivamente oltre 1,2 miliardi di barili di scorte pubbliche di emergenza. Un loro rilascio coordinato, come già avvenuto in passato durante l’invasione russa dell’Ucraina, rappresenterebbe un argine potente, seppur temporaneo, alla corsa dei prezzi. L’Europa, come riconosciuto dalla presidente della Commissione Ursula von der Leyen, rimane strutturalmente vulnerabile a questi shock, essendo dipendente dalle importazioni di combustibili fossili. Tuttavia, la stessa von der Leyen ha voluto sottolineare come, rispetto alla crisi energetica del 2022 innescata dalla guerra in Ucraina, l’Unione Europea sia oggi meglio preparata, grazie a una maggiore diversificazione delle fonti di approvvigionamento che vede ora Norvegia e Stati Uniti in cima alla lista dei fornitori di gas, soppiantando la Russia. Gli occhi di analisti e governi restano quindi puntati su Parigi, sede dell’Iea, in attesa di capire se e quando le ingenti riserve strategiche verranno effettivamente aperte per calmierare un mercato che, al momento, s contingentato dalla chiusura di fatto di una delle principali arterie energetiche del pianeta.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.