Referendum senza quorum, il centrodestra esulta: "Governo rafforzato"

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Interno Redazione Interno   -   L’affluenza non ha superato il 30%, condannando al fallimento i cinque referendum su lavoro e cittadinanza. Un esito che, se da un lato conferma la crescente difficoltà dello strumento referendario nel mobilitare gli elettori, dall’altro offre al centrodestra l’occasione per rivendicare una vittoria politica. «Il governo esce rafforzato, la sinistra indebolita», ha dichiarato il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giovanbattista Fazzolari, mentre il vicepremier Antonio Tajani ha criticato lo «spreco di risorse pubbliche», auspicando una revisione della normativa.

Il Partito Democratico, che aveva sostenuto i referendum, ha tentato di rileggere i risultati in chiave positiva. Elly Schlein, intervistata da la Repubblica, ha sottolineato la soddisfazione per i «14 milioni di cittadini che hanno partecipato», accusando però la maggioranza di aver orchestrato un «boicottaggio politico e mediatico». Una lettura che, tuttavia, non nasconde la sconfitta strategica di un fronte progressista incapace di coagulare consenso attorno a temi considerati prioritari.

La questione di fondo, però, rimane il meccanismo del quorum, che da anni trasforma ogni consultazione in una sfida sull’astensionismo più che sul merito. Già Marco Pannella lo definiva «l’omicidio del referendum», evidenziando come il requisito del 50%+1 finisca per svuotare di significato l’istituto democratico. Se in passato il dibattito si concentrava sui contenuti dei quesiti, oggi prevale l’ossessione per le percentuali, riducendo il voto a un mero esercizio di contabilità.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.