Stellantis, la sfida europea tra ristrutturazioni e il nuovo corso di Filosa
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Redazione Economia
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Il colosso automobilistico Stellantis si appresta ad affrontare un 2026 carico di incognite, un periodo che l'amministratore delegato Antonio Filosa non ha esitato a definire, in dichiarazioni al Financial Times, particolarmente impegnativo. Il nuovo piano industriale, la cui presentazione è attesa entro giugno, segnerà un deciso cambio di passo rispetto alle strategie del predecessore Carlos Tavares, operando in un contesto che, a dispetto delle recenti revisioni al Green deal europeo, continua a non offrire quel sostegno atteso alla transizione elettrica. Una delusione, quella per le regole Ue, che si somma alla sconfitta nella competizione con la francese Renault per lo sviluppo di un modello "mini" interamente elettrico, lasciando intravedere un avvio d'anno complesso per le operations europee del gruppo.
Riorganizzazione produttiva e l'impatto in Francia e Italia
La strategia delineata dalla dirigenza, con Filosa alla guida, punta a una profonda riorganizzazione della capacità produttiva nel Vecchio Continente, una mossa resa necessaria dalla contrazione della domanda e orientata a privilegiare modelli ad alto margine. Questa ridefinizione, che procede parallelamente a una elettrificazione selettiva dei modelli, sta avendo ripercussioni significative in due paesi chiave come la Francia e l'Italia, dove gli aggiustamenti degli impianti e delle force lavoro segnano un momento di transizione, talvolta doloroso, per il settore. Alcuni di essi, infatti, vedono ridursi sensibilmente i volumi di vetture assemblate, in un quadro che mira a consolidare la redditività pur nell'incertezza del mercato.
La crisi nello stabilimento di Cassino e i fermi produttivi
Emblema di questa fase critica è lo stabilimento Stellantis di Cassino, nel frusinate, che ha chiuso il 2025 registrando il peggior risultato produttivo dal 1972, un primato negativo che le previsioni indicano in pericoloso avvicinamento anche per il nuovo anno. Con il doppio turno ormai un lontano ricordo, da quattro anni assente, l'impianto vive una situazione di stallo: i giorni di effettiva attività si riducono progressivamente, come dimostra il ricorso alla cassa integrazione fino a metà gennaio per la gran parte degli addetti, fatta eccezione per un breve periodo di riattivazione del reparto presse. Un dato, quest'ultimo, che fotografa una realtà operativa sempre più intermittente, dove i fermi produttivi – si calcolano ormai circa novanta giorni nell'anno appena trascorso – rischiano di diventare la norma più dell'attività stessa.
Le incertezze strategiche e la mancata svolta ibrida
In questo quadro di sostanziale attesa, come confermato dalle dinamiche nello stabilimento di Piedimonte San Germano, dove il tempo sembra sospeso tra un fermo e l'altro, permangono elementi di incertezza strategica. Uno dei più rilevanti riguarda la scelta tecnologica: nonostante l'apertura formale dell'Unione Europea verso i motori ibridi, avvenuta a dicembre, la multinazionale guidata da Filosa non ha per il momento colto questa possibilità, mantenendo una linea che appare in fase di ridefinizione. Una cautela che, se da un lato riflette la complessità di adeguare gli impianti e le catene di fornitura, dall'altro accentua le preoccupazioni per il futuro di siti produttivi come quello di Cassino, il cui destino appare sempre più legato a scelte industriali che devono ancora trovare una piena concretizzazione nel nuovo piano.




