Natuzzi, la lettera ai dipendenti e l'ira dei sindacati: «Dai lavoratori sacrifici con stipendi ridotti»

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il tavolo della discordia, quello che doveva servire a trovare una quadra sul futuro del gruppo Natuzzi e che lunedì scorso si è tenuto nella sede di Confindustria a Bari, si è chiuso con una rottura netta. E dall'altro lato, a stretto giro di posta, è arrivata la replica del patron, Pasquale Natuzzi, che ha scelto la via della comunicazione diretta con i propri dipendenti – in Italia sono circa 1.850 – inviando una lettera per spiegare la propria versione dei fatti e, di fatto, gettando benzina sul fuoco di una vertenza già incandescente -1. Una mossa, quella dell'imprenditore, che non è stata affatto digerita dai rappresentanti sindacali, i quali leggono tra le righe del messaggio una narrazione distorta della realtà, una rappresentazione che metterebbe in scena sacrifici e rinunce personali per giustificare scelte aziendali dolorose, scaricando però di fatto il peso maggiore della crisi sulle spalle dei lavoratori.

Il nodo centrale della disputa, e che ha portato alla mobilitazione proclamata dai sindacati, risiede nel piano industriale presentato per il triennio 2026-2028, un programma che, almeno nella sua ultima versione, prevedeva investimenti complessivi per 52,5 milioni di euro in tre anni, destinati a marketing, fiere, sviluppo retail, ricerca e digitalizzazione -1. Oltre a questo, l'azienda aveva ipotizzato un riassetto produttivo finalizzato a salvaguardare la competitività, e lo aveva fatto immaginando anche il ricorso alla cassa integrazione straordinaria con l'obiettivo, dichiarato, di arrivare a fine periodo a "esuberi zero" grazie a strumenti non traumatici e incentivi all'esodo per chi è prossimo alla pensione -1. Tuttavia, sulle 479 unità in esubero, sulla chiusura di due stabilimenti – Graviscella ad Altamura e Jesce 2 a Santeramo in Colle – e sulla creazione di una società satellite, l'intesa è saltata, e l'azienda ora annuncia che andrà avanti da sola, ritirando di fatto le proposte messe sul tavolo -1.

Nella sua lettera, Pasquale Natuzzi ha voluto ricordare gli sforzi straordinari sostenuti in prima persona, un passaggio, questo, che ha particolarmente irritato le organizzazioni sindacali. «Gli azionisti e il sottoscritto – si legge nella missiva – hanno sostenuto l'azienda anche con interventi straordinari di natura finanziaria e non percepiscono dividendi da 25 anni. Io stesso lavoro gratuitamente per l'azienda ogni giorno, 7 giorni su 7. Questo dimostra un impegno concreto verso il futuro» -1. Un'asserzione, quella di lavorare gratis, che viene percepita dai rappresentanti dei lavoratori come una provocazione, se non come un tentativo di ribaltare la prospettiva: se da un lato l'imprenditore rivendica il proprio impegno e la mancata remunerazione del capitale, dall'altro i sindacati sottolineano come i sacrifici veri, quelli che mordono sulla pelle e sul portafoglio, siano invece quelli richiesti ai dipendenti, con stipendi ridotti e prospettive incerte.

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