Oltre il Tar, la giunta resta inadeguata

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Non si placa la polemica attorno alla gestione dell’emergenza del cosiddetto Grattacielo di Ferrara, il complesso di tre torri vicino alla stazione il cui sgombero, avvenuto tra la fine di gennaio e l’inizio di febbraio, ha lasciato circa cinquecento persone senza abitazione. Se da un lato il Tar dell’Emilia-Romagna, con un pronunciamento in fase cautelare, ha sostanzialmente validato l’operato del sindaco Alan Fabbri – respingendo il ricorso presentato da alcuni proprietari contro l’ordinanza contingibile e urgente che ha portato allo sgombero e confermando la "fatiscenza strutturale" e il "grave pericolo per l'incolumità" degli edifici -1-5 –, dall’altro l’atteggiamento tenuto dall’amministrazione comunale verso gli ex residenti continua a sollevare un vespaio di critiche. Sono i capigruppo di opposizione, nelle persone di Fabio Anselmo, Anna Chiappini, Anna Zonari e Marzia Marchi, a firmare una nota congiunta nella quale stigmatizzano quella che definiscono l’inadeguatezza del primo cittadino, definendo fuori luogo il compiacimento con il quale la sentenza è stata accolta.

Il prezzo dell’emergenza, trenta euro per quarantacinque minuti

Nel frattempo, mentre i riflettori restano puntati sulla vicenda giudiziaria, la cronaca quotidiana riserva un ulteriore, e per molti versi simbolico, capitolo di una vicenda che appare sempre più complessa. A gettare benzina sul fuoco della discordia è la comunicazione, arrivata nelle mani dei proprietari degli appartamenti delle torri A, B e C, a firma dell’amministratore di condominio. Nelle giornate del 3, 4 e 5 marzo, viene comunicato, sarà possibile per gli sfollati fare ritorno, seppur temporaneamente, nelle loro case per recuperare quanto lasciato nell’abbandono forzato delle settimane precedenti. Un ritorno, però, che avrà un costo: trenta euro a singolo accesso, per un tempo massimo di quarantacinque minuti a disposizione all'interno dell'alloggio, accompagnati da personale della vigilanza che dovrà supervisionare le operazioni.

Le istruzioni dell’amministratore e il nodo delle spese

L’amministratore ha provveduto a diramare precise istruzioni, comprensive di coordinate bancarie per il versamento della somma richiesta – una cifra che, presumibilmente, andrà a coprire le spese sostenute per il servizio di vigilanza privata che presidierà l’ingresso e le aree comuni durante i rientri. Chi vorrà accedere al proprio appartamento, si legge nella nota, dovrà prenotarsi tramite email o applicazioni di messaggistica, saldare la quota, e attendere poi conferma dell’orario. L’accesso, possibile per un massimo di due persone per unità abitativa, sarà rigorosamente contingentato, e agli accompagnatori – si precisa – non sarà consentito l'ingresso in assenza del proprietario stesso. Una procedura che, se da un lato cerca di regolamentare un momento delicato come il recupero dei beni personali in una struttura dichiarata inagibile, dall’altro ha il sapore di un’ulteriore imposizione per chi, suo malgrado, si è visto sconvolgere la propria esistenza.

La polemica politica e la condizione degli sfollati

A nulla è valso, a placare gli animi, il tentativo di circoscrivere la vicenda alla sola sfera privatistica, come più volte sostenuto dalla giunta. La richiesta di un contributo per rientrare in ciò che resta della propria casa ha riacceso il dibattito, con le voci dell’opposizione che tornano a sottolineare quella che ritengono una gestione distante e burocratica di un dramma umano e sociale. La cifra richiesta, che alcuni non hanno esitato a definire un balzello per accedere ai propri ricordi, finisce per rappresentare, agli occhi dei critici, la sintesi di un approccio considerato carente sotto il profilo dell’ascolto e della tutela delle fasce più deboli della popolazione, quelle stesse che da oltre un mese vivono sradicate dalle proprie case e dalle proprie abitudini, ospitate in strutture temporanee o nella precarietà di sistemazioni di fortuna.

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