La tensione sale sullo Stretto di Hormuz: Teheran rifiuta il negoziato e Trump sequestra un cargo
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Redazione Esteri
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Il braccio di ferro tra Stati Uniti e Iran, lungi dall’assistere a una distensione, è tornato a incresparsi violentemente nelle ultime ore, con sviluppi che sembrano allontanare qualsiasi ipotesi di una tregua duratura. Da un lato, l’amministrazione Trump – che ormai da più di un anno guida nuovamente la Casa Bianca – ha rivendicato l’interdizione e la presa in custodia di una nave cargo battente bandiera iraniana, accusata di aver tentato di forzare il blocco navale imposto dagli americani nei pressi dello Stretto di Hormuz. Dall’altro, Teheran ha gelato le speranze di un secondo round di colloqui diretti a Islamabad, rifiutando l’invito e denunciando quelle che definisce “richieste irragionevoli” da parte di Washington.
Il dietrofront iraniano e i sospetti su Trump
Secondo quanto riportato da Axios, l’Iran starebbe ridimensionando in maniera significativa le proprie aspettative rispetto a un nuovo ciclo negoziale nella capitale pakistana. Funzionari locali, infatti, non avevano ancora confermato l’invio di propri rappresentanti, e alcuni di loro hanno sollevato un sospetto pesante: le dichiarazioni pubbliche di Donald Trump su un possibile accordo potrebbero essere soltanto una copertura per preparare un attacco a sorpresa. La sensazione, nei corridoi del potere a Teheran, è che la vera intenzione del presidente americano sia quella di riprendere le ostilità su larga scala, approfittando della finestra diplomatica per accumulare vantaggi tattici.
La chiusura dello Stretto e le parole del parlamento iraniano
Nel frattempo, la Repubblica islamica ha richiuso lo Stretto di Hormuz, una delle vie d’acqua più strategiche per il traffico petrolifero mondiale, vanificando di fatto il breve annuncio – poi subito ritrattato – di una riapertura per dieci giorni. Mohammad Baqer Ghalibaf, presidente del parlamento iraniano, ha concesso un’intervista televisiva nella quale ha dichiarato: «Vogliamo una pace duratura affinché la guerra non si ripeta». Lo stesso Ghalibaf ha però ammesso che le divergenze con gli Stati Uniti restano profonde su due dossier cruciali: le questioni nucleari e lo status dello Stretto. Nonostante alcuni “progressi” genericamente citati, l’accordo – ha sottolineato – resta lontano. Permangono, cioè, contrasti insanabili che rendono ogni tavolo negoziale estremamente fragile.
La nave sequestrata e la replica dell’Unione europea
Proprio mentre Teheran ribadiva la propria linea dura, Trump ha annunciato l’abbordaggio e la cattura di un cargo iraniano, reo di aver cercato di superare il contro-blocco americano intorno a Hormuz. L’episodio, che riporta alla mente le dinamiche già viste nei mesi precedenti, ha innescato una nuova reazione a catena. Sul fronte diplomatico, è intervenuta anche l’Unione europea: Kaja Kallas, Alto rappresentante per gli Affari esteri, ha ricordato che il diritto internazionale impone la libertà e la gratuità del transito attraverso le principali rotte marittime. Una posizione, quest’ultima, liquidata con durezza dal portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baghaei, che ha parlato di “retorica ipocrita”. Secondo Baghaei, Bruxelles invoca la legalità su Hormuz ma poi di fatto lascia mano libera a Stati Uniti e Israele, dimostrando una doppiezza ormai inaccettabile per la Repubblica islamica.




