Giornata del malato, Leone XIV: l'amore non è passivo, si prende cura dell'altro
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Redazione Esteri
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Nella cultura della rapidità, che spesso sconfina nell’indifferenza, l’amore smette di essere un sentimento atteso e diventa, piuttosto, una scelta da compiere, rompendo i ritmi consolidati. È questa, nel messaggio di Papa Leone XIV per la prossima Giornata mondiale del malato, la cifra del "buon samaritano": una figura che, come scrive il Pontefice, si oppone a quella "cultura della fretta" e "dello scarto" che ci impedisce di fermarci di fronte alla sofferenza. La passività, quel distacco che stride con il dolore autentico di chi vede una persona ammalarsi, viene quindi scavalcata da una decisione coraggiosa, che è anche un atto di cura rivolto tanto al prossimo quanto a sé stessi, poiché dischiude una nuova forma di autostima. Quest’ultima, spiega il messaggio, non si fonda più sugli stereotipi sociali del successo, ma sulla misura concreta della compassione vissuta, su quella capacità di "portare il dolore dell’altro" che dà il tema alla riflessione.
La compassione che si fa azione concreta
La dimensione samaritana invocata da Leone XIV è, per sua natura, inclusiva e impegnata, e trova la sua radice più profonda nell’unione con Dio. Il Papa esprime il vivo desiderio che questo stile non venga mai meno nella vita cristiana, sottolineando come la vicinanza al malato non possa essere relegata a un mero sentimento, ma debba tradursi in gesti tangibili. Una visione che, mentre invita a superare l’estraneità, colloca la risposta alla sofferenza nel campo delle azioni quotidiane, in quelle scelte che interrompono il fluire degli impegni per dedicare tempo e attenzione. Si tratta, in fondo, di recuperare uno sguardo capace di cogliere i bisogni che ci circondano, troppo spesso oscurati dalla frenesia che caratterizza l’epoca contemporanea.
Il cardinale Czerny: testimoniare con i fatti, non con le argomentazioni
Sul piano dell’impegno concreto, il cardinale Michael Czerny offre una precisa delimitazione, ribadendo con forza come per la Chiesa cattolica il suicidio assistito non possa essere considerato una forma di compassione. Il porporato canadese, richiamando l’importanza di testimoniare la fede "con le azioni più che con le argomentazioni", indica come esempio proprio il lavoro di tanti cattolici che si spendono nell’assistenza ai più fragili. Questa posizione, che esclude qualsiasi deriva verso pratiche eutanasiche, rafforza l’idea di una compassione che si manifesta nella dedizione paziente e nel prendersi cura, piuttosto che in soluzioni estreme presentate, a volte ingannevolmente, come atti di pietà.
La sfida contro l’indifferenza
Il richiamo alla parabola evangelica, scelta come fondamento tematico della Giornata che sarà celebrata solennemente in Perù, suona quindi come un monito preciso contro l’indifferenza. Quello che Leone XIV descrive come uno "stile di vita cristiano" fraterno e solidale implica necessariamente un coinvolgimento personale, a volte scomodo, che richiede il coraggio di uscire da sé. È una chiamata a non delegare, a non voltarsi dall’altra parte, ma a fare della propria fede un motore di prossimità. In questo quadro, il pianto di chi è davanti al male diventa il primo, autentico motore di una reazione che, per essere tale, deve farsi gesto e presenza costante, l’unica in grado di dare forma all’amore che non rimane passivo.




