Incendio sul monte di San Gennaro, si sospetta il dolo. Intanto il Vesuvio resiste tra canadair e rinforzi
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Redazione Interno
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Le fiamme che da ore divorano la montagna di San Gennaro, nella zona di Boscariello, lasciano poco spazio ai dubbi: secondo le prime verifiche, l’origine del rogo potrebbe essere dolosa, anche se gli accertamenti delle autorità sono ancora in corso. L’area, impervia e quasi inaccessibile da terra, ha reso vani i tentativi di intervento delle squadre a piedi, costringendo a puntare tutto sull’aria. Per domattina è già stato richiesto l’impiego dei canadair, l’unica soluzione per contenere un disastro che, altrimenti, rischierebbe di estendersi senza controllo.
Mentre Napoli affronta questa nuova emergenza, a pochi chilometri di distanza continua la battaglia contro l’incendio che da giorni tormenta il Parco Nazionale del Vesuvio. Quattro canadair, dopo oltre 600 lanci d’acqua, lavorano senza sosta insieme a 350 uomini tra vigili del fuoco e squadre giunte dalla Toscana. I fronti più critici restano quelli di Boscotrecase, Trecase, Terzigno e San Giuseppe Vesuviano, dove le operazioni si concentrano per evitare che le fiamme lambiscano i centri abitati.
"La priorità è stata mettere in sicurezza la popolazione", ha dichiarato il prefetto Michele Di Bari durante l’incontro con i sindaci e le forze dell’ordine a Terzigno. Tre i punti ancora critici, ma la situazione, almeno per ora, sembra gestita con margini di intervento rapidi. Intanto l’assessore all’Agricoltura Nicola Caputo, dopo un sopralluogo, ha voluto rassicurare: "I danni alle colture tipiche, come il pomodorino del piennolo e il Lacryma Christi, sono limitati". Parole che, però, non cancellano il rischio di nuovi focolai. "Basta una scintilla", ha aggiunto, "per riaccendere l’incendio".




