Pil italiano a rischio per i dazi, le stime di Confindustria per il 2025
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Redazione Economia
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L’economia italiana, già alle prese con una competitività in affanno e il caro energia, potrebbe subire un ulteriore contraccolpo a causa della nuova politica tariffaria avviata dagli Stati Uniti. Il Centro Studi di Confindustria, nel rapporto "Energia, Green Deal e dazi: gli ostacoli all’economia italiana ed europea", ha rivisto al ribasso le previsioni di crescita per il 2025, portandole a un timido +0,6%, contro lo 0,9% stimato solo pochi mesi fa. Un freno che, seppur non trascini il Paese in recessione, rischia di aggravare una crisi industriale che, se non affrontata, potrebbe diventare strutturale.
La minaccia dei dazi statunitensi, rientrata nel novero delle incognite legate all’amministrazione Trump, pesa come una spada di Damocle sulle esportazioni europee. Secondo gli analisti di Confindustria, un’escalation protezionistica potrebbe costare all’Italia -0,4 punti percentuali di Pil già il prossimo anno, con un effetto cumulato che nel 2026 potrebbe toccare -0,6%. Un impatto paragonabile, nelle stime, a quello di un conflitto commerciale su scala globale.
Se da un lato la crisi industriale non assume i contorni di un tracollo generalizzato – resistono il valore aggiunto, gli investimenti e l’occupazione –, dall’altro la produzione continua a segnare il passo, con differenze marcate tra i vari settori. Le tensioni internazionali, unite alla persistente debolezza del sistema energetico europeo, rischiano di prolungare una fase di stagnazione che, sebbene non uniforme, potrebbe lasciare strascichi duraturi.




