Stellantis torna sul mercato con un bond ibrido da 5 miliardi, domanda da 19 miliardi
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Redazione Economia
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Il gruppo automobilistico Stellantis, dopo aver chiuso un 2025 complicato dal punto di vista dei conti con una perdita netta di 22,3 miliardi di euro, ha perfezionato il pricing dell’offerta di obbligazioni ibride perpetue subordinate annunciata lo scorso 10 marzo, dando così concretezza a quell’operazione finanziaria di peso che il consiglio di amministrazione aveva autorizzato già a febbraio. L’emissione, che nei propositi dei vertici aziendali guidati dall’amministratore delegato Antonio Filosa è finalizzata principalmente a sostenere la liquidità in questa delicata fase di rilancio industriale, ha visto una strutturazione in tre distinte tranche che hanno permesso di raggiungere una raccolta complessiva di circa 5 miliardi di euro, andando di fatto a saturare il limite massimo fissato dal Cda. L’operazione, gestita da un nutrito consorzio di banche tra cui figurano Citi, Crédit Agricole, Intesa Sanpaolo IMI, Mediobanca, BNP Paribas, SocGen e Unicredit, ha attirato l’interesse degli investitori istituzionali in maniera massiccia, tanto che gli ordini complessivi hanno toccato la ragguardevole cifra di 19 miliardi di euro, segno evidente di una fiducia che, nonostante le perdite da svalutazioni straordinarie legate al cosiddetto “reset” strategico, il mercato sembra comunque accordare alla solidità del marchio.
Le caratteristiche dell’emissione in euro e sterline
Nel dettaglio dell’offerta, la prima tranche, denominata in euro e del valore di 2,2 miliardi, riguarda titoli di capitale a tasso fisso non redimibili per i primi 5,25 anni, con scadenza perpetua e una cedola annuale fissata al 6,250% fino alla prima data di reset prevista per il 16 giugno 2031; a questa si affianca una seconda tranche sempre in euro da 1,8 miliardi, caratterizzata da una prima call dopo 8 anni e da un rendimento cedolare del 6,875% valido fino alla rideterminazione del 16 marzo 2034. Non è stato tralasciato il mercato britannico, visto che la terza tranche, denominata in sterline per un controvalore di 865 milioni, propone agli investitori una cedola annuale dell’8,250% con finestra di rimborso anticipato fissata dopo 6,5 anni, precisamente al 16 settembre 2032; il regolamento dell’intera operazione, che ha visto una domanda particolarmente robusta soprattutto sulla componente in sterline grazie al rendimento più elevato, è stato calendarizzato per il 16 marzo 2026.
Il contesto di perdite e il “reset” strategico
Questa incursione di Stellantis sul mercato dei capitali arriva al termine di un esercizio che aveva fatto registrare numeri pesantemente in rosso, condizionati da oneri straordinari per circa 25 miliardi di euro – una svalutazione imponente che i vertici hanno motivato con la necessità di rivedere profondamente i piani industriali, in particolare quelli legati alla transizione elettrica, per riallinearli alle effettive preferenze della clientela e alla libertà di scelta delle motorizzazioni. La perdita netta di 22,3 miliardi, una delle più significative nella storia recente del settore automobilistico europeo, aveva già indotto il consiglio di amministrazione a comunicare, insieme ai risultati preliminari del secondo semestre, la sospensione dei dividendi per il 2026, una mossa volta a preservare la struttura patrimoniale in attesa che le misure correttive cominciassero a dispiegare i loro effetti; in quel quadro di incertezza e di rafforzamento dei bilanci si inseriva appunto l’autorizzazione all’emissione di obbligazioni ibride perpetue subordinate non convertibili fino a un massimo di 5 miliardi, autorizzazione che oggi trova compimento con l’offerta appena conclusa.
Le valutazioni delle agenzie e i rendimenti
Le agenzie di rating, chiamate a esprimersi sugli strumenti ibridi appena collocati, hanno attribuito ai titoli giudizi che si attestano nell’area del cosiddetto “speculative grade”, con S&P Global Ratings che ha assegnato un rating “BB” alle tre tranche, mentre Moody’s si è espressa con un giudizio “Ba2”, accompagnato peraltro da un outlook stabile che riflette la previsione di un miglioramento della redditività e di un ritorno a una generazione di cassa positiva nell’arco dei prossimi dodici-diciotto mesi. I rendimenti finali, che grazie alla domanda particolarmente vivace sono stati ritoccati al ribasso rispetto alle indicazioni iniziali che in alcuni casi sfioravano l’8,875%, si attestano quindi su livelli comunque interessanti per chi cerca flussi cedolari consistenti; nel confronto con il Titolo azionario, che nell’ultimo anno ha perso circa metà del suo valore scivolando sotto i 6 euro, il bond ibrido rappresenta una proposta alternativa per quegli investitori che, pur diffidando di un possibile rimbalzo del titolo, intendono scommettere sulla tenuta finanziaria del gruppo in questa fase di transizione.
Il ruolo delle banche nel collocamento
A gestire il complesso meccanismo di collocamento sono state alcune delle principali istituzioni finanziarie internazionali, con un ruolo di primo piano giocato da Goldman Sachs accanto ai nomi già citati del consorzio; la ripartizione dei compiti ha visto le banche impegnate nella raccolta degli ordini e nella determinazione del prezzo finale, in un’operazione che ha richiesto una certa delicatezza proprio per la natura ibrida degli strumenti, i quali combinano caratteristiche tipiche del debito con elementi assimilabili al capitale sociale senza peraltro diluire le quote degli azionisti di riferimento come Exor. Il buon esito del collocamento, con una domanda che ha superato di quasi quattro volte l’offerta, rappresenta un segnale di fiducia da parte del mercato obbligazionario verso la capacità di Stellantis di gestire la propria esposizione finanziaria e di navigare le acque agitate di un settore automobilistico in piena trasformazione, alle prese con normative ambientali stringenti e con una concorrenza sempre più agguerrita sul fronte dei veicoli elettrificati.




