Intesa Sanpaolo colloca un bond perpetuo da 1,25 miliardi, domanda oltre 6,5 miliardi

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Economia Redazione Economia   -   L’istituto di credito guidato da Carlo Messina ha perfezionato martedì 10 febbraio il collocamento, destinato esclusivamente a investitori istituzionali, di un prestito obbligazionario subordinato di tipo Additional Tier 1 – una particolare categoria di strumenti ibridi di capitale pensata per assorbire le perdite in caso di crisi e quindi utilissima, ai fini regolamentari, per irrobustire il patrimonio di vigilanza – per un ammontare complessivo pari a 1,25 miliardi di euro -1-2-4.

L’operazione, che ha visto la luce in una finestra di mercato giudicata stabile dagli operatori, si caratterizza per una struttura dual tranche; nel dettaglio, la prima trance da 750 milioni di euro presenta una cedola annua fissa del 5,50 per cento pagabile con cadenza semestrale e una clausola di rimborso anticipato, esercitabile esclusivamente dalla banca emittente, a partire dal 17 febbraio 2032 (PerpNC6), mentre la seconda, il cui ammontare è stato fissato a 500 milioni, prevede una cedola annua del 5,875 per cento, sempre corrisposta ogni sei mesi, con una finestra per il rimborso anticipato che si apre invece al 2036 (PerpNC10) -2-4-7.

La risposta degli investitori e il meccanismo dei titoli perpetui

L’accoglienza riservata dal mercato all’emissione è stata immediata e sa: nel giro di appena due ore dal lancio, il libro ordini aveva già raccolto richieste per oltre 5 miliardi, saliti fino a un picco superiore ai 6,5 miliardi nel momento in cui si è chiusa la fase di collocamento -1-2-3. Una tale mole di ordini – basti pensare che la domanda complessiva ha superato di circa cinque volte l’offerta effettiva – ha consentito ai coordinatori dell’operazione di rivedere sensibilmente al ribasso le indicazioni preliminari sul rendimento; entrambe le tranche hanno beneficiato di una riduzione di 50 punti base rispetto alle attese iniziali, fissate in area 6,000 per la prima e 6,375 per la seconda, un aggiustamento che evidentemente ha migliorato le condizioni economiche per l’emittente -1-2-3.

Si tratta, come hanno tenuto a sottolineare dalla direzione finanziaria del gruppo, dell’emissione Additional Tier 1 con il cosiddetto Reset Spread più contenuto mai registrato nella storia della banca; qualora alla prima data utile la facoltà di rimborso anticipato non venisse esercitata, la cedola verrebbe infatti ricalcolata applicando un margine fisso – 302,8 punti base sulla tranche 2032 e 314,4 punti base su quella 2036 – al tasso Mid Swap a cinque anni, parametro quest’ultimo che riflette l’andamento del costo del denaro su quella specifica scadenza -2-4-7.

La natura ibrida e perpetua del bond implica, va da sé, l’assenza di una vera e propria scadenza finale e l’investitore che sottoscrive queste obbligazioni deve essere ben consapevole del fatto che, oltre alla possibilità concreta di vedere la cedola fluttuare nel tempo, il Titolo potrebbe subire oscillazioni di prezzo anche significative qualora lo si volesse smobilizzare prima della finestra di call -7.

La provenienza geografica degli ordini e i bookrunner

Particolarmente rilevante, nell’economia dell’operazione, la composizione geografica degli investitori che hanno aderito al collocamento: circa il novanta per cento dell’ammontare complessivo è stato assorbito da soggetti non residenti in Italia, con una netta prevalenza di istituzioni britanniche e francesi -3-7.

Sulla tranche da 750 milioni, gli investitori del Regno Unito hanno rappresentato il 34 per cento del totale e quelli francesi il 31, mentre l’Italia si è fermata all’11 per cento; una distribuzione simile, seppur con una predominanza ancora più marcata della piazza londinese (62 per cento), si è registrata sulla seconda tranche -3. Per quanto riguarda la tipologia di sottoscrittori, il peso maggiore è stato esercitato dai fund managers – il 72 per cento sul PerpNC6 e il 55 sul PerpNC10 – seguiti da hedge funds, compagnie assicurative, fondi pensione e, in misura minore, da banche e imprese -3.

La fitta rete di banche incaricate del collocamento, oltre alla consueta partecipazione della Divisione IMI rate & Investment Banking di Intesa Sanpaolo, ha incluso nomi di primissimo piano del panorama internazionale quali BBVA, Barclays, BofA Securities, Goldman Sachs International, JPMorgan, Morgan Stanley e UBS -1-3-4.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.