Siria, caduta del regime di Assad

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   L'8 dicembre 2024, il regime dittatoriale di Bashar al-Assad è crollato per mano delle forze ribelli di Hayat Tahrir al-Sham, un gruppo militante islamista. La caduta del regime, avvenuta in soli dieci giorni, ha visto le milizie islamiste guidate da Mohammed Abu Mohammed al-Jolani conquistare la Siria, avanzando da Aleppo fino a Damasco. Assad, senza quasi combattere, ha trovato rifugio in Russia, lasciando il paese in uno stato di incertezza e paura per il futuro.

Padre Firas Lufti, Superiore dei francescani a Damasco, ha dichiarato al Tg2000 che la popolazione è stanca di parole e desidera vedere fatti concreti e promesse mantenute. La speranza è che la Siria possa avanzare con una Costituzione inclusiva, che non escluda nessuno. La caduta del regime di Assad, figura controversa al centro di una delle crisi politiche e umanitarie più gravi del XXI secolo, ha rimesso in discussione l'assetto geopolitico del Medio Oriente.

La fine del potere degli Assad segna anche la chiusura della storia del Baath, il partito panarabo radicato in Iraq e Siria, che avrebbe dovuto modernizzare questi paesi perseguendone gli interessi nazionali dopo l'epoca coloniale. La sconfitta della Siria rappresenta una battuta d'arresto per Russia e Iran, alleati storici del regime di Assad. Tuttavia, l'instabilità mediorientale non è una novità, poiché la regione è caratterizzata da decenni dalla volatilità delle alleanze.

Per comprendere ciò che potrebbe accadere in futuro, è essenziale conoscere i protagonisti dell'insurrezione, quei ribelli che, con i fucili a tracolla, giravano in macchina apparentemente scioccati dalla rapidità con cui avevano cacciato Assad.

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