Pogacar, trionfo e beffa: la multa da 5mila franchi svizzera “scompare” nel nulla
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Sport
-
La testa che ciondola, le spalle che si ingobbiscono, la sagoma di Tadej Pogačar che si allontana all’orizzonte strizzando l’occhio alla macchina da presa: Paul Seixas, sulla Roche-aux-faucons, si è unito alla lunga lista di chi ha dovuto arrendersi alla legge dello sloveno. Se partecipa, vince. Quasi sempre, eccetto quel maledetto pavé della Roubaix che continua a respingerlo come un estraneo. La domenica dello “Champagne” sulle Ardenne si è però sviluppata lungo due direttrici opposte: da una parte il trionfo sportivo – la quarta Liegi, la terza consecutiva – e dall’altra un episodio regolamentare che ha inizialmente offuscato la portata del sigillo. Una multa da 5.000 franchi svizzeri (poco meno di 5.400 euro) è piombata sul campione del mondo subito dopo la premiazione, una cifra che fa tremare i polsi se paragonata alle classiche sanzioni da "verbale" che si vedono nel ciclismo.
L’affare della maglia “irregolare” e il silenzio degli Dei
Il motivo ufficiale, riportato dai giudici di gara, era il “posizionamento improprio del materiale pubblicitario sulla maglia iridata durante la cerimonia di premiazione”. Sembra che lo spazio tra i loghi degli sponsor e i colori dell’arcobaleno fosse troppo ridotto, un dettaglio da “orecchio di quattrino” che ha trasformato un momento di gloria in un potenziale salasso. La domanda che serpeggia tra gli addetti ai lavori, però, è un’altra: com’è possibile che la stessa identica divisa – quella indossata alla Strade Bianche, alla Sanremo e pure al Giro delle Fiandre – fosse passata sotto silenzio in quelle occasioni?. Forse gli occhi dei commissari erano puntati altrove, o forse a Bastogne si è semplicemente levato in volo un falco dalla vista più acuta; fatto sta che la sanzione, per quanto “salata”, è stata emessa e resa nota nei comunicati ufficiali post-gara.
La notte della “revoca” senza spiegazioni
A notte ormai inoltrata, quando i riflettori sulla fatica dei corridori si erano già spenti, arriva però il colpo di scena giudiziario. La multa a Pogačar è stata revocata. Nessuna nota d'accompagnamento, nessun inciso formale che giustifichi il dietrofront: la giuria ha semplicemente cancellato la sanzione. Se i 5.000 franchi rappresentavano un duro colpo per le (sole) finanze di tasca sua (e dell’UAE Emirates), la cancellazione lascia in eredità un giallo procedurale piuttosto che una boccata d’ossigeno economica. È lecito chiedersi se la pressione mediatica o una semplice rilettura del regolamento abbia fatto cambiare idea ai commissari, oppure se qualcuno abbia fatto notare che, in fondo, quella maglia era già stata “assolta” nelle gare precedenti.
Un duello generazionale che (quasi) rompe le regole
Mentre il chiacchiericcio giudiziario faceva il giro dei social, nessuno ha però potuto cancellare ciò che è successo sulla strada. Lo sloveno ha dominato con la consueta arroganza atletica, ma per la prima volta in stagione ha trovato chi non solo gli stesse davanti, ma gli reggesse la ruota. Il giovanissimo Paul Seixas, diciannovenne francese alla prima partecipazione, non solo ha retto l’urto sulla Côte de la Redoute – dove ha addirittura eguagliato i tempi del fenomeno – ma lo ha costretto a battere il record di risalita sulla Roche-aux-faucons per liberarsene definitivamente. Un testa a testa che ha polverizzato i tempi del percorso, regalando agli spettatori l’edizione più veloce della storia della "Decana". Poca la gloria per gli inseguitori, con Evenepoel che si è giocato il bronzo in volata, ma tanto rispetto per Seixas, l’unico che non ha avuto paura di giocarsi il tutto per tutto.




