Allarme pane a Milano, il caro carburante lievita e la guerra in Iran colpisce anche gli alveari toscani

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il delicato scenario geopolitico internazionale, con il blocco dello stretto di Hormuz che ormai da settimane paralizza una delle rotte commerciali più strategiche del pianeta, ha innescato una reazione a catena i cui effetti, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, non si fermano alle pompe di benzina. A Milano come nel resto d’Italia, è il pane il bene che rischia di diventare un lusso: l’aumento vertiginoso dei costi dei carburanti – una conseguenza diretta dell’escalation in Medio Oriente – sta infatti comprimendo le marginalità dei panifici, costretti a rivedere i listini al dettaglio. La materia prima, il grano, arriva sui mercati già segnata da un’impennata speculativa, eppure è il trasporto, con i suoi rincari logistici, a fare la differenza. I fornai milanesi, interpellati nelle scorse ore, descrivono uno scenario inedito: alcuni hanno già applicato ritocchi del 10-15% sui prodotti da forno, altri trattengono il respiro nella speranza che la tregua annunciata tra Usa, Israele e Iran possa allentare la morsa.

Fao certifica il balzo dei prezzi agroalimentari, +2,4% tra febbraio e marzo 2026

A certificare la portata della crisi è l’ultimo indice di riferimento pubblicato il 3 aprile 2026 dall’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura (Fao). Secondo il rapporto, i prezzi mondiali delle materie prime alimentari sono aumentati a marzo per il secondo mese consecutivo, con un incremento del 2,4% rispetto a febbraio. Il motore di questa crescita, spiega l’ente, va ricercato proprio nell’aumento dei costi dell’energia, legato a doppio filo con l’escalation del conflitto in Medio Oriente. Non si tratta di una bolla speculativa isolata: il blocco dello stretto di Hormuz, attraverso cui transita una fetta rilevante del petrolio globale, ha fatto lievitare il costo del gasolio per i trasporti marittimi e terrestri. E così, dalla farina al trasporto su gomma, ogni anello della filiera agroalimentare italiana subisce uno scossone. I panifici, che già operano con margini sottili, si trovano a dover assorbire rincari che nessuno, tra i produttori di materie prime, sembra disposto a sostenere da solo.

Hansen: “Cessate il fuoco positivo, ma niente sollievo immediato sui prezzi agricoli”

Le speranze riposte nell’accordo per una tregua, per quanto legittime, rischiano di rivelarsi premature. Lo ha messo in chiaro l’economista Hansen, secondo cui “è positivo il cessate il fuoco in Medio Oriente, ma questo non significa un sollievo immediato”. Le sue parole, riportate dagli analisti del settore, spiegano bene la distanza tra la diplomazia e la realtà dei mercati. “Non vediamo navi che attraversano lo stretto di Hormuz”, ha aggiunto, sottolineando come l’osservazione della situazione resti ancora troppo frammentaria: “Non abbiamo un quadro preciso di ciò che è successo alle infrastrutture, ma soprattutto abbiamo costi di trasporto più elevati pur non importando direttamente fertilizzanti da quella parte del mondo”. Il messaggio è chiaro: l’economia globale ha memoria e inerzia, e le catene logistiche non si riavviano con un semplice annuncio.

La guerra in Iran colpisce l’alveare toscano: caro carburante ferma la “transumanza” delle api

Un effetto collaterale tanto inaspettato quanto concreto arriva dalla Toscana, dove l’aumento dei carburanti rischia di lasciare a piedi gli apicoltori. Oltre diciassettemila apiari disseminati nella regione, in questo periodo dell’anno, sono al centro di un’intensa attività di visite e ispezioni alle famiglie di api, in preparazione della nuova stagione di fioriture e raccolta. È proprio ora, spiegano gli operatori, che si intensifica la pratica della “transumanza”, l’antica tecnica di spostare le arnie alla ricerca delle fioriture più pregiate – acacia, castagno, sulla – per produrre mieli monoflora dal maggiore valore commerciale. Eppure, il caro diesel sta trasformando ogni viaggio in un azzardo economico. Senza trasporto, le api non raggiungono i territori montani o collinari dove la fioritura è ottimale; senza quelle migrazioni stagionali, si riduce la qualità e la quantità del miele, con una ricaduta pesante su un’intera filiera che già fatica a sostenere i costi fissi. La guerra in Iran, in questo caso, colpisce un patrimonio rurale che sembrava lontano millenni dai giochi di potere tra Stati, ma che della logistica – e del prezzo del gasolio – ha fatto la sua ragione di sopravvivenza.

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