Referendum sulla giustizia, il governo punta al 22 marzo mentre il fronte del no organizza la resistenza

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Interno Redazione Interno   -   La data per il referendum costituzionale sulla separazione delle carriere dei magistrati, un provvedimento di cui si discute da anni e che tocca uno dei nervi scoperti del sistema istituzionale italiano, potrebbe essere annunciata già dal Consiglio dei ministri di lunedì. Fonti di governo, del resto, fanno notare come la normativa vigente imponga all’esecutivo di esprimersi entro il 17 gennaio, fissando di fatto un termine perentorio che non lascia spazio a ulteriori dilazioni. Tra le opzioni sul tavolo, alcune delle quali valutate nelle ultime ore, quella del 22 marzo sembra essere la più quotata, un’ipotesi che trova conferma nelle agende di Palazzo Chigi dove quel giorno risulta cerchiato in rosso, segno di un’intenzione precisa nonostante il dibattito sia tutt’altro che sopito.

La mobilitazione degli oppositori e la minaccia del ricorso

La possibile scelta della data di marzo, che qualcuno giudica troppo ravvicinata, non fa che alimentare lo scontro con i sostenitori del “no”, i quali promettono una battaglia senza esclusione di colpi e si dicono pronti a presentare ricorso, portando la questione persino dinanzi alla Corte costituzionale, pur di ottenere più tempo per condurre la loro campagna. “Se…”, dicono le fonti vicine al fronte del no, lasciando intendere che ogni strumento legale sarà valutato per opporsi a un calendario che considerano penalizzante. Nel frattempo, stanno preparando un vademecum da diffondere attraverso i canali televisivi, uno strumento pensato per contrastare, con argomentazioni specifiche, il messaggio di chi invoca il “sì” alla riforma.

Il comitato per il no parte dalla Sicilia e arriva a Roma

La campagna per il “no”, d’altronde, ha già mosso i primi passi e si struttura in una rete della società civile che mette insieme realtà diverse, alcune delle quali storiche, come la Cgil, l’Anpi, Arci, Articolo 21, Legambiente e Libera, a testimonianza di un arcipelago piuttosto composito. Il lancio ufficiale è avvenuto a Palermo, dove il comitato regionale ha scelto come volto e portavoce un’avvocata, figura simbolica in una consultazione che riguarda proprio la giustizia. Sabato, poi, la mobilitazione avrà il suo battesimo anche a Roma, in un incontro che vedrà la partecipazione di esponenti di primo piano della politica, a conferma di come la posta in gioco sia alta e attraversi trasversalmente diversi schieramenti.

Incontri sul territorio e la strategia per coinvolgere i giovani

Parallelamente agli eventi nazionali, il lavoro prosegue capillarmente sui territori, come dimostra l’incontro pubblico organizzato a Faenza per lunedì 12 gennaio. L’appuntamento, promosso dal neonato Comitato nazionale della società civile per il No, si terrà nella Sala delle Associazioni e vedrà la partecipazione di un ex magistrato, chiamato a intervenire sui temi della formazione referendaria e sulle iniziative da coordinare a livello locale. L’obiettivo dichiarato, oltre a fornire strumenti di analisi, è quello di coinvolgere soprattutto i giovani, una fascia d’elettorato spesso disillusa, per scongiurare il pericolo dell’astensionismo che, in una consultazione popolare, potrebbe risultare decisivo alterando l’esito stesso della votazione.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.