Bonelli (Avs) accusa il governo: "Cittadinanza a Bolsonaro e Milei, negata a chi ha diritto"
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Redazione Interno
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Mentre il cosiddetto "decreto cittadinanza" diventa legge, dopo l'approvazione definitiva alla Camera con 137 voti a favore e 83 contrari, le critiche di Angelo Bonelli (Alleanza Verdi e Sinistra) risuonano con toni duri. "C’è un atteggiamento ideologico e punitivo", afferma il parlamentare, riferendosi alle nuove norme che restringono l’accesso alla cittadinanza italiana, soprattutto per gli oriundi di terza e quarta generazione. Quelli che, pur avendo avi italiani, dovranno rinunciare al riconoscimento automatico, a meno di non rientrare nelle due generazioni previste dal testo.
Bonelli non risparmia accuse al governo: "Da un lato si nega il diritto a chi è integrato o discende da italiani, dall’altro si concede la cittadinanza con sorprendente facilità a figure come Jair Bolsonaro – i cui figli l’hanno ottenuta – o al presidente argentino Javier Milei". Una disparità di trattamento che, secondo l’esponente di Avs, riflette una doppia morale. "Mentre milioni di discendenti aspettano decenni, altri ricevono il passaporto in tempi record", aggiunge, senza nascondere il disappunto per quella che definisce una scelta politica più che tecnica.
Il decreto, fortemente voluto dal vicepremier Antonio Tajani, ridisegna i criteri per l’acquisizione della cittadinanza iure sanguinis, escludendo chi non può dimostrare un legame diretto entro il secondo grado. Una stretta che, secondo i sostenitori, mira a evitare abusi, ma che per l’opposizione rappresenta un passo indietro ingiustificato. "Una misura incomprensibile", l’ha definita Elly Schlein, leader del Pd, sottolineando come migliaia di persone vedranno svanire la possibilità di essere riconosciute italiane.




