Damasco nelle mani dei ribelli: regime Assad crolla senza spargimenti di sangue

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Dopo cinquant'anni di potere assoluto e dispotico, il regime degli Assad, padre e figlio, è crollato miseramente ieri come un castello di carte. Le milizie dei ribelli hanno espugnato Damasco praticamente senza spargimenti di sangue, al termine di un'irresistibile offensiva partita dodici giorni prima da Aleppo, nel nord della Siria. Davanti agli occhi dei siriani, ancora increduli, sono sfilate immagini che solo un mese fa sarebbero state impensabili. L'offensiva dei ribelli jihadisti in Siria ha raggiunto il suo obiettivo: l'8 dicembre il regime di Bashar al-Assad è caduto, dopo ventiquattro anni. L'ormai ex presidente si è dato alla fuga, colto alla sprovvista: nessuno si aspettava che l'insurrezione, lanciata il 27 novembre, riuscisse a essere portata a termine in così poco tempo.

Adesso si trova a Mosca, dove gli è stato concesso asilo, mentre la capitale Damasco è in mano ai miliziani di stampo islamico - le forze antigovernative guidate da Hts (Hayat Tahrir al-Sham) con a capo Abu Muhammad al Jolani - che parlano dell'inizio di una "nuova era". Assad è a Mosca. "Asilo politico". I siriani in festa. Selfie e saccheggi nei palazzi simbolo. "È arrivato a Mosca con la famiglia" dicono alla fine di una giornata di ipotesi e congetture le autorità russe, che spiegano di aver concesso a Bashar al-Assad asilo politico "per motivi umanitari". L'annuncio si diffonde mentre in Siria i ribelli prendono e saccheggiano i palazzi del potere, rilasciano i detenuti dalle prigioni e mentre i civili si avventano sulle borse Vuitton e gli abiti firmati della first lady Asma, portando via anche l'arredamento di lusso nei palazzi abbandonati di fretta.

In Europa, i rifugiati siriani festeggiano: il rischio di nuove ondate migratorie è alto. La stessa parola gridata mille volte ieri in Inghilterra, in Francia, in Germania, a Trafalgar Square, in place de la République, a Kreuzberg: "Mabruk!", libertà. Sulle spalle, la stessa bandiera, quella della rivoluzione siriana, con le tre stelle rosse, le tre stelle che per quindici anni sono state il segno dell'opposizione al regime di Bashar al-Assad, un segno di lotta e speranza per i circa tredici milioni di siriani, oltre il sessanta per cento della popolazione, rifugiati, profughi, o sfollati nel loro paese.

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